Dalla Tribuna di Treviso di ieri, lunedì 22 marzo 2010.
Magari un sms bastava...
martedì 23 marzo 2010
venerdì 5 marzo 2010
Come perdere l'occasione
Qualche giorno fa un'amica mi chiede: "Tu che sei così tecnologica potresti cercare in quali negozi si vende la marca XXX?". Lì per lì mi sono un po' stupita, mi sembrava una richiesta piuttosto semplice che non richiedesse capacità tecnologiche così avanzate. Insomma, si va su Google e si fa una ricerca, sembrava tranquillamente alla portata della mia amica e ho pensato che semplicemente non avesse il tempo di farlo.
Inizio allora la mia ricerca. Scopro subito che il nome della marca, con accenti e trattini, crea qualche problema di reperimento, ma con due query arrivo al sito ufficiale. Sito in flash completamente irreperibile dai motori di ricerca e non visibile con l'i-phone, ma è una marca di abbigliamento... diciamo che ci può stare.
Curioso un po' nel sito, bella però questa marca! Quasi, quasi, appena scopro dove la vendono vado a farci un salto assieme alla mia amica e già che ci sono lo dico anche ad altre 2 amiche che apprezzano questo stile - e siamo a 4 persone potenzialmente interessate, attenzione!
Continuo a navigare e cerco una sezione Rivenditori che non trovo. Provo allora con la sezione Corporate, niente neppure lì. Faccio un ultimo tentativo con Contacts dove trovo solo i contatti della sede centrale e nessun indirizzo email. Comincio a pensare che forse vogliono rimanere un marchio di nicchia.
Ritorno su Google e trovo numerosi forum in cui donne colpite da questo marchio - che a quanto apprendo nella stagione 2007 ha organizzato un'ampia campagna pubblicitaria con una nota soubrette come testimonial, il che significa che forse l'ipotesi del mercato di nicchia non regge - cercano disperatamente notizie su dove poterne acquistare i capi. Quindi oltre a me e alle mie 3 amiche siamo in tante a cercare un negozio che venda questo marchio.
Scopro poi una pagina su Facebook che mi fa esclamare: "Ok, forse ritengono i social network più utili del sito web, io sfrutterei entrambi, visto che ci sono, ma può essere una scelta". Ci clicco su e invece scopro che si tratta di un altro marchio, sempre di abbigliamento, ma che non c’entra proprio nulla con quello che cerco.
Frugando nel web trovo allora delle testimonianze di persone che più volte hanno tentato di mettersi in contatto con l'azienda, via mail e telefono, per ottenere informazioni sui rivenditori e non sono mai riuscite a ottenere una risposta.
E il numero delle persone interessate si allarga, le opportunità di vendita per il marchio pure, ma le conversioni in acquisto no! Come si fa a perdere una tale occasione? Ma soprattutto come si fa ad investire in campagne pubblicitarie molto costose per poi non farsi trovare dai consumatori?
Stremata e amareggiata da questa ricerca ho ripensato al perché la mia amica si fosse rivolta a me dicendomi "Tu che sei così tecnologica…", per forza, nemmeno la più geek delle girl può riuscire nella ricerca di contenuti che non sono pubblicati!
P.S. Navigando ho anche scoperto che è online la versione inglese del vecchio sito web con le foto della campagna pubblicitaria e con il vecchio logo dell'azienda. Se non avessi riconosciuto la soubrette avrei detto che si trattava di un marchio omonimo!
Inizio allora la mia ricerca. Scopro subito che il nome della marca, con accenti e trattini, crea qualche problema di reperimento, ma con due query arrivo al sito ufficiale. Sito in flash completamente irreperibile dai motori di ricerca e non visibile con l'i-phone, ma è una marca di abbigliamento... diciamo che ci può stare.
Curioso un po' nel sito, bella però questa marca! Quasi, quasi, appena scopro dove la vendono vado a farci un salto assieme alla mia amica e già che ci sono lo dico anche ad altre 2 amiche che apprezzano questo stile - e siamo a 4 persone potenzialmente interessate, attenzione!
Continuo a navigare e cerco una sezione Rivenditori che non trovo. Provo allora con la sezione Corporate, niente neppure lì. Faccio un ultimo tentativo con Contacts dove trovo solo i contatti della sede centrale e nessun indirizzo email. Comincio a pensare che forse vogliono rimanere un marchio di nicchia.
Ritorno su Google e trovo numerosi forum in cui donne colpite da questo marchio - che a quanto apprendo nella stagione 2007 ha organizzato un'ampia campagna pubblicitaria con una nota soubrette come testimonial, il che significa che forse l'ipotesi del mercato di nicchia non regge - cercano disperatamente notizie su dove poterne acquistare i capi. Quindi oltre a me e alle mie 3 amiche siamo in tante a cercare un negozio che venda questo marchio.
Scopro poi una pagina su Facebook che mi fa esclamare: "Ok, forse ritengono i social network più utili del sito web, io sfrutterei entrambi, visto che ci sono, ma può essere una scelta". Ci clicco su e invece scopro che si tratta di un altro marchio, sempre di abbigliamento, ma che non c’entra proprio nulla con quello che cerco.
Frugando nel web trovo allora delle testimonianze di persone che più volte hanno tentato di mettersi in contatto con l'azienda, via mail e telefono, per ottenere informazioni sui rivenditori e non sono mai riuscite a ottenere una risposta.
E il numero delle persone interessate si allarga, le opportunità di vendita per il marchio pure, ma le conversioni in acquisto no! Come si fa a perdere una tale occasione? Ma soprattutto come si fa ad investire in campagne pubblicitarie molto costose per poi non farsi trovare dai consumatori?
Stremata e amareggiata da questa ricerca ho ripensato al perché la mia amica si fosse rivolta a me dicendomi "Tu che sei così tecnologica…", per forza, nemmeno la più geek delle girl può riuscire nella ricerca di contenuti che non sono pubblicati!
P.S. Navigando ho anche scoperto che è online la versione inglese del vecchio sito web con le foto della campagna pubblicitaria e con il vecchio logo dell'azienda. Se non avessi riconosciuto la soubrette avrei detto che si trattava di un marchio omonimo!
venerdì 26 febbraio 2010
Cultura Senza Barriere - the days after 2
Come promesso posto altre riflessioni.
Ho notato come oramai nell'era delle informazioni facilmente reperibili grazie alla rete è sempre più difficile, per chi tiene un seminario, un corso o una lezione trovare qualcosa di veramente interessante da dire.
Il pubblico è preparatissimo - e non parlo di me, sia chiaro - e molto partecipativo, non si lascia sfuggire nulla e non è tanto facile da incantare. Un bravo relatore, oltre ad avere una buona capacità oratoria e presenza scenica, deve donare qualcosa di concreto al suo pubblico. E' essenziale, per chi ascolta, portarsi a casa qualcosa da poter subito mettere in pratica ed utilizzare.
Contenuti, contenuti e contenuti. Queste sono le parole chiave che a mio parere fanno funzionare seminari, workshop, ma in generale anche il mondo della rete in generale. Le persone ricercano la conoscenza e sono stanche del fumo e diventa sempre più difficile accontentarle perché la mole di contenuti e di informazioni gratuite presente sulla rete è davvero molto ampia.
La sfida del futuro diventerà allora la catalogazione e la raccolta. O forse è solo la sfida del presente.
Ho notato come oramai nell'era delle informazioni facilmente reperibili grazie alla rete è sempre più difficile, per chi tiene un seminario, un corso o una lezione trovare qualcosa di veramente interessante da dire.
Il pubblico è preparatissimo - e non parlo di me, sia chiaro - e molto partecipativo, non si lascia sfuggire nulla e non è tanto facile da incantare. Un bravo relatore, oltre ad avere una buona capacità oratoria e presenza scenica, deve donare qualcosa di concreto al suo pubblico. E' essenziale, per chi ascolta, portarsi a casa qualcosa da poter subito mettere in pratica ed utilizzare.
Contenuti, contenuti e contenuti. Queste sono le parole chiave che a mio parere fanno funzionare seminari, workshop, ma in generale anche il mondo della rete in generale. Le persone ricercano la conoscenza e sono stanche del fumo e diventa sempre più difficile accontentarle perché la mole di contenuti e di informazioni gratuite presente sulla rete è davvero molto ampia.
La sfida del futuro diventerà allora la catalogazione e la raccolta. O forse è solo la sfida del presente.
lunedì 22 febbraio 2010
Cultura Senza Barriere 2010 - the days after 1
Come mi auguravo qualche post fa sono riuscita ad essere a Cultura Senza Barriere. Sono stati tre giorni davvero rinfrancanti che mi hanno lasciato piccoli regali che ora non vedo l'ora di mettere in pratica. Oggi però vorrei approfondire una mia "deformazione professionale", se vogliamo chiamarla così.
Influenzata dal fatto che nell'ultimo periodo sopra la mia scrivania sosta Presentation Zen, ho prestato una particolare attenzione alle slide utilizzate durante gli interventi (ovviamente non me li sono goduti tutti) e ho notato che, tranne qualche caso illuminato, impera ancora il concetto di slide come supporto per l'oratore e non come strumento utile per l'uditore.
Principalmente ho visto che:
Oggi chiudo qui, ma nei prossimi giorni posterò nuovi spunti.
Influenzata dal fatto che nell'ultimo periodo sopra la mia scrivania sosta Presentation Zen, ho prestato una particolare attenzione alle slide utilizzate durante gli interventi (ovviamente non me li sono goduti tutti) e ho notato che, tranne qualche caso illuminato, impera ancora il concetto di slide come supporto per l'oratore e non come strumento utile per l'uditore.
Principalmente ho visto che:
- gli interventi peggiori sono stati quelli in cui le slide erano zeppe di testo, oltre che bruttine, e venivano lette pari pari dai relatori... ma se è così me lo posso leggere da me!
- il verde acido va un sacco
- il courier new pure e fa anche un bell'effetto
- continuano ad andare di moda le mappe della metro come rappresentazione grafica di processi
- lo storytelling funziona benissimo anche per le presentazioni e non solo per le brochure
- le belle slide in stile Presentation Zen sono efficaci e veloci da recepire, ma a lungo andare sono un po' tutte uguali; bisogna davvero essere originali e puntare su qualche effetto inaspettato
- potete trasformare le vostre slide in 12 formati, tutti compatibili con qualsiasi tipo di sistema operativo, pc, palmare, ecc., ma se per caso non funziona l'hardware... beh, preparatevi a raccontare qualcosa di intelligente ed interessante anche senza le vostre slide.
Oggi chiudo qui, ma nei prossimi giorni posterò nuovi spunti.
martedì 9 febbraio 2010
Posta con la testa
Oggi è il Safer Internet Day 2010 un'iniziativa coordinata da Adconsum per sensibilizzare gli utenti del web 2.0 a fare qualche riflessione in più prima di pubblicare online contenuti. Insomma, il classico "Conta fino a 10!".
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lunedì 8 febbraio 2010
Visual CV
Interessanti questi esempi di CV visuali. Dopo i classici CV tutti uguali, i video CV e i CV cantati, spuntano ora anche i Visual CV.
Gli esempi di Infographic News sono davvero molto belli esteticamente, ma guardandoli bene si scopre che sono anche molto semplici da leggere ed efficaci nel descrivere le esperienze lavorative e le capacità degli aspiranti candidati. Mi è capitato, infatti, quando scrivevo il mio CV di pensare a chi l'avrebbe ricevuto, alla mole di CV giacenti su una scrivania, tutti uguali, tutti scritti fitti fitti, insomma non un bel programma per chi deve selezionare.
Ho sempre pensato che l'originalità fosse importante, che riuscire a destare l'attenzione attraverso le parole potesse considerarsi un punto in più. Oggi mi ritrovo a pensare che forse questi Visual CV sono un esempio interessante di come poter catturare l'attenzione attraverso le immagini. Mi sembrano semplici, belli, colorati e rilassanti per gli occhi e per la mente. Ovviamente dovranno essere accompagnati da un'altrettanto interessante e stimolante bagaglio professionale, ma intanto aiutano.
Voi cosa ne pensate?
Gli esempi di Infographic News sono davvero molto belli esteticamente, ma guardandoli bene si scopre che sono anche molto semplici da leggere ed efficaci nel descrivere le esperienze lavorative e le capacità degli aspiranti candidati. Mi è capitato, infatti, quando scrivevo il mio CV di pensare a chi l'avrebbe ricevuto, alla mole di CV giacenti su una scrivania, tutti uguali, tutti scritti fitti fitti, insomma non un bel programma per chi deve selezionare.
Ho sempre pensato che l'originalità fosse importante, che riuscire a destare l'attenzione attraverso le parole potesse considerarsi un punto in più. Oggi mi ritrovo a pensare che forse questi Visual CV sono un esempio interessante di come poter catturare l'attenzione attraverso le immagini. Mi sembrano semplici, belli, colorati e rilassanti per gli occhi e per la mente. Ovviamente dovranno essere accompagnati da un'altrettanto interessante e stimolante bagaglio professionale, ma intanto aiutano.
Voi cosa ne pensate?
Il gatto miagola perché vuole il latte
Mi ha stupito e letteralmente lasciato senza parole quello che ho appena letto nell'articolo di Repubblica che presenta il libro-intervista di Tullio De Mauro scritto da Stefano Bartezzaghi.
Il 5% degli italiani non è in grado di capire la frase "Il gatto miagola perché vuole il latte". Il panorama che ci offre De Mauro e che emerge dall'intervista con Erbani non è affatto consolante, anche se di eccellenze italiane ce ne sono.
Ma quello che mi fa riflettere è il perché. Cosa ha portato a questa situazione? Cosa ci sta facendo retrocedere invece di continuare nella strada dell'educazione e della cultura?
Il 5% degli italiani non è in grado di capire la frase "Il gatto miagola perché vuole il latte". Il panorama che ci offre De Mauro e che emerge dall'intervista con Erbani non è affatto consolante, anche se di eccellenze italiane ce ne sono.
Ma quello che mi fa riflettere è il perché. Cosa ha portato a questa situazione? Cosa ci sta facendo retrocedere invece di continuare nella strada dell'educazione e della cultura?
mercoledì 3 febbraio 2010
Lezione di comunicazione al semaforo
Questa mattina ero ferma al semaforo pedonale in attesa del verde e ho assistito ad una splendida lezione di comunicazione.
Figlia e mamma, quest'ultima di circa 70 anni, mi si affiancano chiacchierando amabilmente, io sono lì a qualche centimetro e ascolto quello che dicono. Non lo faccio apposta, direi che a così breve distanza è inevitabile.
Capisco che la figlia deve declinare un invito, o comunque deve comunicare qualcosa di poco gradevole a qualcuno e allora la mamma scatta con il consiglio:
E come si può dar torto a questa donnina? In fondo lo si sa che si possono dire le stesse cose con parole diverse ed essere molto più efficaci, oltre, in questo caso, ad essere molto più diplomatici.
Figlia e mamma, quest'ultima di circa 70 anni, mi si affiancano chiacchierando amabilmente, io sono lì a qualche centimetro e ascolto quello che dicono. Non lo faccio apposta, direi che a così breve distanza è inevitabile.
Capisco che la figlia deve declinare un invito, o comunque deve comunicare qualcosa di poco gradevole a qualcuno e allora la mamma scatta con il consiglio:
"beh, non devi dirglielo proprio così! Digli che è interessante, che lo trovi un bel progetto, ma che ora non è il momento, insomma daghe un poco de lustro!"
E come si può dar torto a questa donnina? In fondo lo si sa che si possono dire le stesse cose con parole diverse ed essere molto più efficaci, oltre, in questo caso, ad essere molto più diplomatici.
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