No, non sono sparita, è che ultimamente sto scrivendo su quaderni diversi. Mi potete trovare qui a parlare di social network, marketing virale e buzz oppure nel blog aziendale a scrivere di tecnologia.
Due righe al volo però le volevo scrivere anche qui per segnalare un utile strumento trovato in rete questa mattina con il caffè. Si tratta di Write, un e-book scritto e pensato per chi scrive all'università di Leeds, UK, ma utilissimo a tutti. Semplice, accattivante e con tanto spazio bianco che rilassa gli occhi e apre la mente.
Buona lettura!
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martedì 23 agosto 2011
giovedì 22 aprile 2010
Due punti
Noto con molta amarezza che i due punti ormai non se li ricorda più nessuno, soprattutto i titolisti dei giornali. Non vale sostituirli con la virgola, l'effetto non è lo stesso, ve lo assicuro.
I due punti sono un respiro prima dell'apnea: trattengo il fiato per dire una cosa molto importante di tutto quello che ho detto prima, oppure per chiarirlo e fugare ogni dubbio. La virgola, invece, da ritmo, ma non aggiunge quel pizzico di interesse che rende i due punti così accattivanti. Ricordatevelo.
I due punti sono un respiro prima dell'apnea: trattengo il fiato per dire una cosa molto importante di tutto quello che ho detto prima, oppure per chiarirlo e fugare ogni dubbio. La virgola, invece, da ritmo, ma non aggiunge quel pizzico di interesse che rende i due punti così accattivanti. Ricordatevelo.
lunedì 14 dicembre 2009
L'italiano di Severgnini
Riemergo ora dopo una pausa troppo lunga. Si lavora troppo, troppo in fretta e non sempre bene.
In un break milanese di 2 giorni sono riuscita a leggere le Lezioni semiserie di Beppe Severgnini; un libricino leggero, scorrevole, divertente ma per nulla superficiale. Con la sua solita ironia Severgnini riesce a presentare i dubbi, gli errori e le certezze dell'italiano nei confronti della propria lingua e dagli errori, si sa, si impara sempre. Ma per essere sicuro di lasciare ai propri lettori qualcosa anche dopo la fine della lettura propone gli esercizi di comprensione per ogni capitolo e allora via ai Sodoquiz e ai Masotest, divertenti sì, ma non sempre facili!
Due cose mi sono rimaste particolarme impresse di questa lettura.
La prima è l'uso del punto e virgola, segno quasi ormai dimenticato nella scrittura, ma nient'affatto sparito nel parlato; è quella pausa lievemente più lunga e pensierosa rispetto alla virgola ma non ancora decisiva quanto il punto. Io confesso che nei miei scritti non lo inserivo da un bel po' - ho rimediato mettendono due in questo post, però. L'altro insegnamento che mi sono portata a casa è lo sdoganamento del "ma" ad inizio frase, una di quelle consuetudini che fanno inorridire i maestri elementari, ma che spesso rende le frasi più incisive, dirette ed efficati.
Consiglio caldamente la lettura a chi abbia voglia di imparare qualcosa in più sulla scrittura, ma anche a chi voglia semplicemente passare qualche ora col sorriso sulle labbra.
In un break milanese di 2 giorni sono riuscita a leggere le Lezioni semiserie di Beppe Severgnini; un libricino leggero, scorrevole, divertente ma per nulla superficiale. Con la sua solita ironia Severgnini riesce a presentare i dubbi, gli errori e le certezze dell'italiano nei confronti della propria lingua e dagli errori, si sa, si impara sempre. Ma per essere sicuro di lasciare ai propri lettori qualcosa anche dopo la fine della lettura propone gli esercizi di comprensione per ogni capitolo e allora via ai Sodoquiz e ai Masotest, divertenti sì, ma non sempre facili!
Due cose mi sono rimaste particolarme impresse di questa lettura.
La prima è l'uso del punto e virgola, segno quasi ormai dimenticato nella scrittura, ma nient'affatto sparito nel parlato; è quella pausa lievemente più lunga e pensierosa rispetto alla virgola ma non ancora decisiva quanto il punto. Io confesso che nei miei scritti non lo inserivo da un bel po' - ho rimediato mettendono due in questo post, però. L'altro insegnamento che mi sono portata a casa è lo sdoganamento del "ma" ad inizio frase, una di quelle consuetudini che fanno inorridire i maestri elementari, ma che spesso rende le frasi più incisive, dirette ed efficati.
Consiglio caldamente la lettura a chi abbia voglia di imparare qualcosa in più sulla scrittura, ma anche a chi voglia semplicemente passare qualche ora col sorriso sulle labbra.
mercoledì 29 luglio 2009
Suoni fatti a macchina
Spesso il suono delle parole suggerisce immagini, significati, personaggi. Perché i gemelli portano dei martelli? Potrei dire che i martelli simboleggiano una certa aggressività infantile, e sarebbe anche vero: di fatto, i martelli mi si sono presentati al seguito della parola gemelli per ragioni di rima. Anche in questo caso, prima è stato il suono, poi il significato.
Questa una parte del commento di Gianni Rodari che precede "Marco e Mirko contro la banda del borotalco" una delle bellissime Novelle fatte a macchina. Appena ho letto queste righe ho sentito la voglia di condividerle per la loro semplicità e il loro significato.
Il suono delle parole è per me qualcosa di magico. Un semplice suono può modificare la predisposizione di un lettore o di un ascoltatore nei confronti di chi lo scrive o emette. La musicalità e la sciolevolezza delle parole spesso facilitano il rapporto con un altra persona, altre volte lo complicano. Ecco che allora scegliere ogni suono e ogni parola con cura diventa importante e strategico per comunicare nel modo giusto.
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domenica 12 luglio 2009
Per tutti i neo-crusc, me compresa!

Grazie ad un weekend malaticcio (come si può stare male a luglio, mi domando!) mi sono dedicata alla lettura.
Su suo suggerimento, e non poteva essere altrimenti, mi sono immersa tutta d'un fiato in Val più la pratica di Andrea De Benedetti, sottotitolo: piccola grammatica immorale della lingua italiana.
Posto che, anch'io come scrive all'inizio del libro De Benedetti, ho sempre avuto un debole per la grammatica:
Ditemi pure che sono strano, ma a me da piccolo la grammatica piaceva da morire. Mi piaceva scrivere paginate di coniugazioni verbali, dissezionare nomi e aggettivi al microscopio estraendone radici e desinenze, classificare le parole in articoli, avverbi, e congiunzioni, come altri bambini più sani di me facevano con le farfalle o i fossili.
ho trovato il libro veramente molto scorrevole e ben fatto. Si affrontano la maggior parte delle questioni grammaticali più dibattute: il che polivalente, "lui" e "lei" utilizzati come soggetto, le dislocazioni, gli anacoluti, la scomparsa del congiuntivo, con un piglio simpatico e lievemente irriverente che non ci si aspetta da uno "del mestiere".
Il punto da cui nasce l'idea di De Benedetti di scrivere questo libro è quello di dimostrare ai puristi della lingua, i neo-crusc come li chiama in maniera affettuosa, che forse la nostra lingua italiana non è definitivamente allo sfascio, ma che, essendo una lingua viva, sta semplicemente evolvendo verso nuove forme.
Non nascondo che fra la
[...] legione di insegnanti, vetero puristi e neo-cruscanti impegnati a vario titolo in battaglie quotidiane contro i tanti subdoli nemici che metterebbero a repentaglio la lingua di Dante...mi ci ritrovavo anch'io, stanca della sciatteria del linguaggio scritto e parlato che esce dai nostri media. Ma leggendo il libro di De Benedetti mi sono resa conto che alcune cose sono a tal punto entrate a far parte della nostra lingua che se dovessi fare proprio la purista probabilmente parlerei, e scriverei, una lingua difficilmente comprensibile e allora sarebbe addirittura peggio!
lunedì 22 giugno 2009
L'economista paga!
In un mondo in cui si grida alla morte dei quotidiani e in generale della carta stampata, e io lo confesso sono fra quelli che gridano, e tutte le più grandi testate internazionali denunciano cali di vendite, c'è chi, invece, se la cava abbastanza bene: è The Economist.
Un lungo ma piacevole articolo di The Atlantic fornisce i dati di vendite del settimanale statunitense e una visione del panorama che si può scorgere oltreoceano.
The Economist non è un giornale di molto diverso dagli altri: i giornalisti che vi scrivono sono ottime penne, ma non più di altri, non offre notizie inedite, la scrittura è buona, ma non più di quella di altre testate. Allora, ci viene da chiederci, cosa rende di The Economist differente dagli altri?
La risposta è la sua capacità di scegliere le notizie, di approfondire i temi e di saperli presentare, anche in modo piacevole, perché si sa, alcuni temi non sono proprio così leggeri e riuscire a renderli accattivanti attraverso grafici, immagini e illustrazioni è una dote non trascurabile.
Complimenti al The Economist e lunga vita... cartacea!
Un lungo ma piacevole articolo di The Atlantic fornisce i dati di vendite del settimanale statunitense e una visione del panorama che si può scorgere oltreoceano.
The Economist non è un giornale di molto diverso dagli altri: i giornalisti che vi scrivono sono ottime penne, ma non più di altri, non offre notizie inedite, la scrittura è buona, ma non più di quella di altre testate. Allora, ci viene da chiederci, cosa rende di The Economist differente dagli altri?
La risposta è la sua capacità di scegliere le notizie, di approfondire i temi e di saperli presentare, anche in modo piacevole, perché si sa, alcuni temi non sono proprio così leggeri e riuscire a renderli accattivanti attraverso grafici, immagini e illustrazioni è una dote non trascurabile.
Complimenti al The Economist e lunga vita... cartacea!
giovedì 14 maggio 2009
eccoci qua! cascati come pere cotte.
Il 29 marzo 2009 muore il noto compositore francese Maurice Jarre, padre di Jean-Michel Jarre ed autore di storiche colonne sonore. Subito i media sono a caccia di informazioni sul personaggio e Shane Fitzgerald, 22 anni, irlandese, decide di provarci, a scherzare con l'informazione.
«Potrei dire che la mia stessa vita sia stata una lunga colonna sonora. La musica è stata la mia vita, la musica mi ha dato da vivere, ed è grazie alla musica che verrò ricordato quando lascerò questa vita. Quando morirò ci sarà un valzer che suonerà nella mia testa, e soltanto io lo potrò ascoltare».
Scrive il goliardico ragazzo su Wikipedia e sta a guardare. In men che non si dica la citazione si diffonde su blog, siti web, fino ad arrivare ai grandi dell'editoria: Guardian, London Independent, BBC Music Magazine, giornali australiani ed indiani ed altri ancora.
Nessuno ovviamente cita la fonte da cui trae questa frase senza dubbio poetica, né tantomeno si preoccupa di verificarne l'autenticità. Probabilmente non saremo qui a parlarne se Shane non fosse uscito allo scoperto scrivendo una mail ai principali giornali burlati. Lo stupore del ragazzo è pari a quello dei beffati, non si aspettava di certo che il suo scherzo avesse un palcoscenico così ampio.
Io rimango a guardare. A guardare come i giornalisti continuano a scagliarsi contro Wikipedia e alla sua imprecisa e non affidabile informazione, mentre nel frattempo ne traggono frasi a piene mani senza citarne la fonte (che poi in questo caso sarebbe stato un vantaggio per loro).
Wikipedia però le esplicita le sue imprecisioni e le sue inaffidabilità. I giornali solitamente, no.
«Potrei dire che la mia stessa vita sia stata una lunga colonna sonora. La musica è stata la mia vita, la musica mi ha dato da vivere, ed è grazie alla musica che verrò ricordato quando lascerò questa vita. Quando morirò ci sarà un valzer che suonerà nella mia testa, e soltanto io lo potrò ascoltare».
Scrive il goliardico ragazzo su Wikipedia e sta a guardare. In men che non si dica la citazione si diffonde su blog, siti web, fino ad arrivare ai grandi dell'editoria: Guardian, London Independent, BBC Music Magazine, giornali australiani ed indiani ed altri ancora.
Nessuno ovviamente cita la fonte da cui trae questa frase senza dubbio poetica, né tantomeno si preoccupa di verificarne l'autenticità. Probabilmente non saremo qui a parlarne se Shane non fosse uscito allo scoperto scrivendo una mail ai principali giornali burlati. Lo stupore del ragazzo è pari a quello dei beffati, non si aspettava di certo che il suo scherzo avesse un palcoscenico così ampio.
Io rimango a guardare. A guardare come i giornalisti continuano a scagliarsi contro Wikipedia e alla sua imprecisa e non affidabile informazione, mentre nel frattempo ne traggono frasi a piene mani senza citarne la fonte (che poi in questo caso sarebbe stato un vantaggio per loro).
Wikipedia però le esplicita le sue imprecisioni e le sue inaffidabilità. I giornali solitamente, no.
domenica 10 maggio 2009
Questione di purismo
Ammetto di essere una purista. Ammetto pure di essere molto intransigente su alcune faccende, al punto da diventare estremista. Ma questo mi sembra decisamente troppo.


Sito tematico della Commissione Europea dedicato all’agricoltura biologica. Leggo nel menu a destra: MESSAGGI CHIAVE E SLOGANS… ho avuto un sussulto.
Il buon De Mauro me lo conferma, se mai la mia intransigenza si fosse acuita fin troppo, slogan è invariabile, ovverosia non cambia forma al plurale. E allora, miei cari redattori del sito tematico della Commissione Europea, perché scrivere sloganS? Che oltre ad essere scorretto è pure brutto?
Che sia una svista da un copia incolla dalla versione inglese?
Il buon De Mauro me lo conferma, se mai la mia intransigenza si fosse acuita fin troppo, slogan è invariabile, ovverosia non cambia forma al plurale. E allora, miei cari redattori del sito tematico della Commissione Europea, perché scrivere sloganS? Che oltre ad essere scorretto è pure brutto?
Che sia una svista da un copia incolla dalla versione inglese?
venerdì 8 maggio 2009
Oroscopomania
Ebbene sì, non volevo crederci, ma alla fine non posso negarlo a me stessa, prorpio non ce la faccio... ho una passione smodata e viscerale per l'oroscopo di Internazionale!
Non riesco a passare un venerdì mattina senza aprire firefox, cercarlo fra i miei segnalibri e poi immergermi con gusto nella sua lettura. E' un'operazione che mi rallegra anche nelle giornate buie e che mi rasserena quando, come al solito, sto rincorrendo qualcosa nella frenesia del lavoro.
Con l'astrologia non c'entra nulla, ma ritrovarsi a leggere parole scritte con tanta cura, tanto amore e concetti stimolanti per chi le legge condensati in poche righe è davvero una dolce oasi di piacere in cui rifugiarsi per terminare una concitata settimana.
Grazie, mio caro Rob Brezsny!
Non riesco a passare un venerdì mattina senza aprire firefox, cercarlo fra i miei segnalibri e poi immergermi con gusto nella sua lettura. E' un'operazione che mi rallegra anche nelle giornate buie e che mi rasserena quando, come al solito, sto rincorrendo qualcosa nella frenesia del lavoro.
Con l'astrologia non c'entra nulla, ma ritrovarsi a leggere parole scritte con tanta cura, tanto amore e concetti stimolanti per chi le legge condensati in poche righe è davvero una dolce oasi di piacere in cui rifugiarsi per terminare una concitata settimana.
Grazie, mio caro Rob Brezsny!
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martedì 7 aprile 2009
Comunicare con i grafici
Il mio lavoro spesse volte va di pari passo con il lavoro di chi si occupa di grafica, impaginazione e design. Entrambi sono mestieri creativi e proprio a causa di questa loro creatività farli collaborare a volte risulta difficile.
In questi giorni dovevo passare informazioni a chi doveva occuparsi della parte grafica sul messaggio che un dato documento doveva trasmettere.
Non è una novità per me, ma le solite difficoltà si sono ripresentate. Ho sempre dato la colpa di questo intendimento faticoso al modus operandi delle persone con cui mi relazionavo, sempre le stesse e abituate a lavorare in una certa maniera. Questa volta però mi sono relazionata con persone differenti, ma le dinamiche si sono rivelate le stesse di sempre.
Allora mi sono fermata a riflettere. E sono arrivata ad una conclusione plausibile.
Tutte le volte che mi relaziono con un grafico per spiegare le mie necessità tendo ad applicare il mio approccio alle cose. In quanto comunicatrice, soprattutto su carta, trovarmi davanti alla pagina bianca mi crea ansia e perciò tendo, inconsciamente, ad evitare questa situazione alle persone a cui passo il brief. Perciò solitamente, e anche questa volta, comunico con loro non solo a parole, ma anche visivamente, fornendo un modello, uno schizzo di quello di cui ho bisogno con l’intento di rendere la mia spiegazione più efficace all’ottenimento del risultato.
Credo invece che questo sia un grave errore. Così facendo in qualche modo limito l’innata e spregiudicata creatività del mio interlocutore che puntualmente mi offre una copia lievemente rivista di quello che gli ho mostrato.
Insomma, ho capito che il mio modo di agire, rivedendo, ricostruendo e dando nuova vita a quello che già esiste non funziona con i grafici che invece hanno bisogno di inventare per primi per essere più efficaci e brillanti.
In questi giorni dovevo passare informazioni a chi doveva occuparsi della parte grafica sul messaggio che un dato documento doveva trasmettere.
Non è una novità per me, ma le solite difficoltà si sono ripresentate. Ho sempre dato la colpa di questo intendimento faticoso al modus operandi delle persone con cui mi relazionavo, sempre le stesse e abituate a lavorare in una certa maniera. Questa volta però mi sono relazionata con persone differenti, ma le dinamiche si sono rivelate le stesse di sempre.
Allora mi sono fermata a riflettere. E sono arrivata ad una conclusione plausibile.
Tutte le volte che mi relaziono con un grafico per spiegare le mie necessità tendo ad applicare il mio approccio alle cose. In quanto comunicatrice, soprattutto su carta, trovarmi davanti alla pagina bianca mi crea ansia e perciò tendo, inconsciamente, ad evitare questa situazione alle persone a cui passo il brief. Perciò solitamente, e anche questa volta, comunico con loro non solo a parole, ma anche visivamente, fornendo un modello, uno schizzo di quello di cui ho bisogno con l’intento di rendere la mia spiegazione più efficace all’ottenimento del risultato.
Credo invece che questo sia un grave errore. Così facendo in qualche modo limito l’innata e spregiudicata creatività del mio interlocutore che puntualmente mi offre una copia lievemente rivista di quello che gli ho mostrato.
Insomma, ho capito che il mio modo di agire, rivedendo, ricostruendo e dando nuova vita a quello che già esiste non funziona con i grafici che invece hanno bisogno di inventare per primi per essere più efficaci e brillanti.
venerdì 13 marzo 2009
Quando si dice creatività
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