Oggi vi voglio raccontare un piccolo aneddoto che mi ha fatto riflettere su come internet sta cambiando radicalmente il nostro modo di comunicare e di condividere le informazioni. "Bella scoperta!" direte voi e avete ragione, il tema non è certo nuovo e inesplorato, però a me personalmente crea sempre una senzazione positiva partecipare a esperienze di condivisione 2.0.
Allora, partiamo dall'inizio. Ieri leggo dal mio Google reader un post di un autorevole maestro in cui si segnala un sito in cui si possono ammirare alcuni capolavori dell'arte in HD. Trovo la cosa molto interessante e vado a darci un'occhiata; appena sono lì mi viene in mente lei perché nel suo blog dedica spesso molti post all'arte e la sua passione per questa disciplina traspare chiaramente dalle sue descrizioni. Decido così di mandarle una mail in cui le segnalo l'iniziativa. Lo strumento mail non è molto 2.0, ma avevo bisogno di un modo dolce e personale di comunicare, io Luisa non la conosco e non sapevo nemmeno come potesse prendere il mio suggerimento.
L'operazione è riuscita con successo! Luisa mi risponde e mi ringrazia. Per me era già un bel traguardo, mi sentivo felice di aver condiviso un'informazione con qualcuno che seguo da tempo e che dispensa sempre buoni consigli. Questa mattina un'altra sorpresa: sul Mestiere di scrivere appare questo post.
Io di essere citata nel blog del mestiere di scrivere non me lo sarei mai sognato e così ringrazio Luisa commentando il suo post. E così finisce questa piccola catena 2.0: da qui, a qui, fino a qui, passando per una mail.
Il riconoscimento personale da una così autorevole fonte ha senza dubbio un grande valore per me, ma quello che mi ha veramente gratificato è stato ripensare all'iter e alla velocità con cui le informazioni si sono propagate e hanno arricchito chi le ha ricevute. Buona giornata a tutti (e la pioggia non mi importa!).
Visualizzazione post con etichetta conversazioni. Mostra tutti i post
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martedì 5 ottobre 2010
mercoledì 3 febbraio 2010
Lezione di comunicazione al semaforo
Questa mattina ero ferma al semaforo pedonale in attesa del verde e ho assistito ad una splendida lezione di comunicazione.
Figlia e mamma, quest'ultima di circa 70 anni, mi si affiancano chiacchierando amabilmente, io sono lì a qualche centimetro e ascolto quello che dicono. Non lo faccio apposta, direi che a così breve distanza è inevitabile.
Capisco che la figlia deve declinare un invito, o comunque deve comunicare qualcosa di poco gradevole a qualcuno e allora la mamma scatta con il consiglio:
E come si può dar torto a questa donnina? In fondo lo si sa che si possono dire le stesse cose con parole diverse ed essere molto più efficaci, oltre, in questo caso, ad essere molto più diplomatici.
Figlia e mamma, quest'ultima di circa 70 anni, mi si affiancano chiacchierando amabilmente, io sono lì a qualche centimetro e ascolto quello che dicono. Non lo faccio apposta, direi che a così breve distanza è inevitabile.
Capisco che la figlia deve declinare un invito, o comunque deve comunicare qualcosa di poco gradevole a qualcuno e allora la mamma scatta con il consiglio:
"beh, non devi dirglielo proprio così! Digli che è interessante, che lo trovi un bel progetto, ma che ora non è il momento, insomma daghe un poco de lustro!"
E come si può dar torto a questa donnina? In fondo lo si sa che si possono dire le stesse cose con parole diverse ed essere molto più efficaci, oltre, in questo caso, ad essere molto più diplomatici.
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venerdì 10 luglio 2009
If we ran the world
Wired ne ha parlato un bel po' di tempo fa, io lo scopro solo ora.L'idea mi pare molto interessante. I social network riescono spesso ad aggregare gruppi di persone molto ampi, ma non a farli agire, eccezion fatta per il gruppo di facebook che ha dato vita a questo.
Ifwerantheworld invece può fare la differenza.
Il meccanismo è semplice. Una volta arrivati sul sito apparirà una maschera bianca simile alla pagina iniziale di Google in cui si potrà scrivere che cosa si vorrebbe fare se si guidasse il mondo, if we ran the world per l'appunto. I risultati che appariranno saranno delle attività, chiamiamole buone azioni, che ifweruntheworld ci suggerisce per raggiungere il nostro intento.
Un modo per spingere all'azione anche grazie ad una linea che rappresenta i propri progressi verso il raggiungimento dell'obiettivo.
Ad oggi il sito non è ancora attivo, si cercano collaboratori e finanziatori.
martedì 7 luglio 2009
Perché cinguettare?
E' un po' che ce l'ho in cantiere questo post, ma poi per una cosa o per l'altra non l'ho mai finito. Vediamo se ce la posso fare oggi.
Tutto nasce da un articolo di Repubblica che qualche tempo fa ha attirato la mia attenzione. In realtà forse non nasce dall'articolo. No, ripensandoci questo post nasce da un mio pensiero, un pensiero di quelli un po' sfuggenti, un po'... latenti ecco. Quei pensieri che ti salgono alla mente ma che poi non si completano, restano un po' sospesi finché non arriva uno stimolo esterno che te lo ricorda.
E poi, dopo Repubblica, arriva anche Internazionale, che di solito leggo online e che quella settimana ho deciso di comprare in edicola. Lo prendo distrattamente e dò un'occhiata alla copertina e c'è lui, l'uccellino in questione.
Parlo di Twitter, questo fenomeno che sembra dover soppiantare a breve facebook e diventare il nuovo fenomeno di internet. Forse in America è già così, da noi non ancora.
Ho pensato tante volte di iscrivermi, sono sempre curiosa di esplorare nuove cose, ma poi rifletto e penso: non c'è nessuno dei miei amici su Twitter, perché dovrei condividere i miei pensieri con dei perfetti sconosciuti? Certo non c'era nessuno dei miei amici nemmeno quando mi sono iscritta a facebook e tutto sommato forse era più divertente quando non c'era nessuno!
Comunque non è questo il punto. Quello che ha scatenato le mie riflessioni è la voglia di comunicare in velocità che si sta diffondendo. Forse una conseguenza del nostro stile di vita sempre più frenetico e veloce, forse la comodità di poter trasmettere messaggi tempestivi e di farli circolare in un batter d'ali. Penso a Teheran, alla voglia di comunicare al mondo quello che sta succedendo, ma la necessità, il bisogno di farlo subito, immediatamente, pensando che un solo minuto in più sia già troppo tardi. Allora cinguettare ha un senso, far uscire quello che si ha dentro e condividerlo con gli altri diventa importante, indispensabile.
Eh, già, drammaticamente insostituibile.
Tutto nasce da un articolo di Repubblica che qualche tempo fa ha attirato la mia attenzione. In realtà forse non nasce dall'articolo. No, ripensandoci questo post nasce da un mio pensiero, un pensiero di quelli un po' sfuggenti, un po'... latenti ecco. Quei pensieri che ti salgono alla mente ma che poi non si completano, restano un po' sospesi finché non arriva uno stimolo esterno che te lo ricorda.
E poi, dopo Repubblica, arriva anche Internazionale, che di solito leggo online e che quella settimana ho deciso di comprare in edicola. Lo prendo distrattamente e dò un'occhiata alla copertina e c'è lui, l'uccellino in questione.
Parlo di Twitter, questo fenomeno che sembra dover soppiantare a breve facebook e diventare il nuovo fenomeno di internet. Forse in America è già così, da noi non ancora.
Ho pensato tante volte di iscrivermi, sono sempre curiosa di esplorare nuove cose, ma poi rifletto e penso: non c'è nessuno dei miei amici su Twitter, perché dovrei condividere i miei pensieri con dei perfetti sconosciuti? Certo non c'era nessuno dei miei amici nemmeno quando mi sono iscritta a facebook e tutto sommato forse era più divertente quando non c'era nessuno!
Comunque non è questo il punto. Quello che ha scatenato le mie riflessioni è la voglia di comunicare in velocità che si sta diffondendo. Forse una conseguenza del nostro stile di vita sempre più frenetico e veloce, forse la comodità di poter trasmettere messaggi tempestivi e di farli circolare in un batter d'ali. Penso a Teheran, alla voglia di comunicare al mondo quello che sta succedendo, ma la necessità, il bisogno di farlo subito, immediatamente, pensando che un solo minuto in più sia già troppo tardi. Allora cinguettare ha un senso, far uscire quello che si ha dentro e condividerlo con gli altri diventa importante, indispensabile.
"Quando abbiamo introdotto il concetto di Twitter lo abbiamo fatto con i nostri amici, che a loro volta hanno invitato i loro amici. E tutti pensavamo che fosse un sistema divertente per essere iper-connessi con la famiglia, con gli amici o con persone care, per essere costantemente in contatto con loro in tempo reale. È ovvio che oggi non sia più così. Quando hai aggiornamenti che arrivano da ogni parte del mondo da milioni di occhi e orecchie che ti raccontano quello che hanno visto e sentito, in un unico flusso in tempo reale, capisci bene che lo strumento che hai creato ha preso una direzione completamente diversa. È uno strumento che si connette alla vita vera di milioni di persone, e che in occasioni come quella delle proteste in Iran diventa uno strumento democratico, drammaticamente insostituibile".
Eh, già, drammaticamente insostituibile.
venerdì 17 aprile 2009
Troppo furious per i miei gusti
Mi è capitato più volte negli ultimi giorni di ascoltare alla radio il trailer del nuovo Fast & Furious. Solo parti originali.
Al di là del titolo che mi evoca, non so perché, dei modellini più che delle auto vere (sarà per questo? mah!) e che trovo abbastanza banale, sono rimasta affascinata dalle parole del trailer che inizia così, cito a memoria:
Complimenti agli sceneggiatori.
Dopo il trailer ho spento la radio, avevo paura di poter fare indigestione di battute simili.
Al di là del titolo che mi evoca, non so perché, dei modellini più che delle auto vere (sarà per questo? mah!) e che trovo abbastanza banale, sono rimasta affascinata dalle parole del trailer che inizia così, cito a memoria:
Sei anche tu uno di quegli uomini che preferisce le auto alle belle
donne?
Sono uno di quelli che apprezza le belle carrozzerie indipendentemente
dalla marca.
Complimenti agli sceneggiatori.
Dopo il trailer ho spento la radio, avevo paura di poter fare indigestione di battute simili.
giovedì 26 febbraio 2009
Basta una parola
Si sa che anche una virgola può stravolgere il senso di una frase, figuriamoci una parola.
Ma quando quella parola è grazie, per favore o prego, beh, la differenza coinvolge non solo il senso della frase, ma anche il suo tono.
Ricordo che una delle frasi che più mi veniva ripetuta in una delle mie prime esperienze all’estero era “Remember please” a sottolineare come una piccola parola potesse rendere le mie richieste più gentili e di conseguenza più facilmente soddisfatte.
Questo remember please dovrebbe essere stampato nella mente di qualsiasi persona a ricordare come una piccola parola può modificare il modo di approcciarsi agli altri e negli altri la disposizione a recepire le nostre richieste.
Nella vita privata come in quella professionale le parole andrebbero scelte con cura, se pensare agli altri e al modo in cui essere il più gentili possibili non risulta una pratica corrente, allora proviamo a vederla in chiave opportunistica. Pensiamo che usando alcuni piccoli accorgimenti le persone con cui interagiamo posso diventare più collaborative, più disposte a condividere con noi le informazioni e più motivate nello svolgere compiti che abbiamo chiesto loro.
Provare per credere.
Ma quando quella parola è grazie, per favore o prego, beh, la differenza coinvolge non solo il senso della frase, ma anche il suo tono.
Ricordo che una delle frasi che più mi veniva ripetuta in una delle mie prime esperienze all’estero era “Remember please” a sottolineare come una piccola parola potesse rendere le mie richieste più gentili e di conseguenza più facilmente soddisfatte.
Questo remember please dovrebbe essere stampato nella mente di qualsiasi persona a ricordare come una piccola parola può modificare il modo di approcciarsi agli altri e negli altri la disposizione a recepire le nostre richieste.
Nella vita privata come in quella professionale le parole andrebbero scelte con cura, se pensare agli altri e al modo in cui essere il più gentili possibili non risulta una pratica corrente, allora proviamo a vederla in chiave opportunistica. Pensiamo che usando alcuni piccoli accorgimenti le persone con cui interagiamo posso diventare più collaborative, più disposte a condividere con noi le informazioni e più motivate nello svolgere compiti che abbiamo chiesto loro.
Provare per credere.
giovedì 5 febbraio 2009
Buon compleanno
Oggi è il compleanno di Facebook. Compie 5 anni. Non so se festeggerò.
Mark Zuckerberg è soddisfatto e lo dice nel blog di Facebook e appaiono anche i dati sulla diffusione e l’utilizzo. E Zuckerberg è ancora più contento.
Io non lo so, non credo, di essere contenta. Almeno non quanto lui.
Mi sto interrogando ultimamente sull’utilità di Facebook. Due anni fa quando l’ho scoperto l’ho trovato rivoluzionario, sono riuscita a ripescare amici finiti dall’altra parte del mondo, a parlare con loro a sentirli più vicini. A provare invidia per loro sparsi nel mondo, mentre io sempre qui. Poi ci sono arrivati tutti e non è più stato tanto divertente. Ritrovare persone che non si vedono e non si sentono da anni non è sempre piacevole. Se non ci si sente e vede da anni ci sarà pur un perché.
Ho provato allora ad analizzarlo da fuori, con occhio osservatore. Dal punto di vista professionale a volte può essere utile, soprattutto per chi organizza eventi e convegni, per condividere materiali, intavolare discussioni, stimolare il dialogo. Un po’ invasivo per chi è attore passivo, ma può passare. Come CV online praticamente inutile, d’altronde non è la sua funzione originaria, molto meglio LinkedIn.
Allora ho deciso di osservarne le dinamiche sociali e ne ho tratto molta più soddisfazione. Come chiacchierano le persone degli affari propri su Facebook non succede neanche al bar. C’è un’incessante ricerca di nuovi amici, anche le persone più introverse riscoprono la loro voglia di amicizia. E anche le persone meno simpatiche diventano degli amiconi. A quanti è successo di ricevere delle richieste di amicizia da persone che nemmeno ci salutano per strada?
La cosa più triste che ho notato è che Facebook condiziona i rapporti interpersonali al di fuori della rete. In ufficio in pausa pranzo si chatta con gli amici online, a casa la sera si postano foto, durante il week end si commentano le serate.
Ma una cara e vecchia chiacchierata con gli amici veri all’osteria?
Mark Zuckerberg è soddisfatto e lo dice nel blog di Facebook e appaiono anche i dati sulla diffusione e l’utilizzo. E Zuckerberg è ancora più contento.
Io non lo so, non credo, di essere contenta. Almeno non quanto lui.
Mi sto interrogando ultimamente sull’utilità di Facebook. Due anni fa quando l’ho scoperto l’ho trovato rivoluzionario, sono riuscita a ripescare amici finiti dall’altra parte del mondo, a parlare con loro a sentirli più vicini. A provare invidia per loro sparsi nel mondo, mentre io sempre qui. Poi ci sono arrivati tutti e non è più stato tanto divertente. Ritrovare persone che non si vedono e non si sentono da anni non è sempre piacevole. Se non ci si sente e vede da anni ci sarà pur un perché.
Ho provato allora ad analizzarlo da fuori, con occhio osservatore. Dal punto di vista professionale a volte può essere utile, soprattutto per chi organizza eventi e convegni, per condividere materiali, intavolare discussioni, stimolare il dialogo. Un po’ invasivo per chi è attore passivo, ma può passare. Come CV online praticamente inutile, d’altronde non è la sua funzione originaria, molto meglio LinkedIn.
Allora ho deciso di osservarne le dinamiche sociali e ne ho tratto molta più soddisfazione. Come chiacchierano le persone degli affari propri su Facebook non succede neanche al bar. C’è un’incessante ricerca di nuovi amici, anche le persone più introverse riscoprono la loro voglia di amicizia. E anche le persone meno simpatiche diventano degli amiconi. A quanti è successo di ricevere delle richieste di amicizia da persone che nemmeno ci salutano per strada?
La cosa più triste che ho notato è che Facebook condiziona i rapporti interpersonali al di fuori della rete. In ufficio in pausa pranzo si chatta con gli amici online, a casa la sera si postano foto, durante il week end si commentano le serate.
Ma una cara e vecchia chiacchierata con gli amici veri all’osteria?
martedì 27 gennaio 2009
Oggi nasce Comunicare con cura
Un altro blog sulla comunicazione. Forse…
Nasce da un’esigenza, un desiderio, un sentimento, quello di mettere un po’ di ordine nel veloce e spesso caotico modo di comunicare di oggi.
Internet ha rivoluzionato il mondo della comunicazione, lo ha reso più veloce ed efficiente, non sempre però i vantaggi di questo nuovo mezzo sono stati utilizzati con cura. A volte il risultato è approssimativo e di conseguenza poco utile.
Mi affascina, poi, il potere che la rete detiene sui mezzi di comunicazione classici, il suo influire con forza sui cambiamenti del lessico, sulla struttura grammaticale della lingua (e delle lingue) e sulle regole che da tempo contradistinguono la comunicazione tradizionale.
Quello che mi piacerebbe costruire con questo blog è uno spazio in cui analizzare la comunicazione, fatta attraverso internet e non, per scoprirne le evoluzioni, stimolare la discussione e interagire con chi è appassionato di questo tema.
Uno spazio dove costruire, comunicando con cura, nuove conversazioni.
Nasce da un’esigenza, un desiderio, un sentimento, quello di mettere un po’ di ordine nel veloce e spesso caotico modo di comunicare di oggi.
Internet ha rivoluzionato il mondo della comunicazione, lo ha reso più veloce ed efficiente, non sempre però i vantaggi di questo nuovo mezzo sono stati utilizzati con cura. A volte il risultato è approssimativo e di conseguenza poco utile.
Mi affascina, poi, il potere che la rete detiene sui mezzi di comunicazione classici, il suo influire con forza sui cambiamenti del lessico, sulla struttura grammaticale della lingua (e delle lingue) e sulle regole che da tempo contradistinguono la comunicazione tradizionale.
Quello che mi piacerebbe costruire con questo blog è uno spazio in cui analizzare la comunicazione, fatta attraverso internet e non, per scoprirne le evoluzioni, stimolare la discussione e interagire con chi è appassionato di questo tema.
Uno spazio dove costruire, comunicando con cura, nuove conversazioni.
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