Per proseguire la scia di amore per la lettura del post precedente.
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sabato 22 maggio 2010
venerdì 21 maggio 2010
Ecco perché adoro leggere
C'è una sola cosa che amo fare più di scrivere: leggere.
Oggi ho avuto un'intensa, intensissima, nostalgia di un libro che ho letto qualche tempo fa. E' stata una sensazione fulminante, ho rivissuto le stesse emozioni che avevo mentre leggevo il libro, la stessa impazienza di arrivare alla fine, gli stessi istanti di lettura: lì, seduta sul letto con il libro fra le mani e la luce al mio fianco; il ricordo della stanchezza che mi impediva di continuare a leggere e le mie mani che tristemente chiudevano il libro e lo rimettevano sopra il comodino (anche se, per essere precisi, non è un vero comodino quello in camera mia).
Non è una sensazione che mi capita con tutti i libri, solo con alcuni, se ci ripenso credo siano 4 o 5 quelli che all'improvviso riaffiorano alla mia mete e mi sorprendono così, in una mattina di primavera.
Ecco perché adoro leggere.
Oggi ho avuto un'intensa, intensissima, nostalgia di un libro che ho letto qualche tempo fa. E' stata una sensazione fulminante, ho rivissuto le stesse emozioni che avevo mentre leggevo il libro, la stessa impazienza di arrivare alla fine, gli stessi istanti di lettura: lì, seduta sul letto con il libro fra le mani e la luce al mio fianco; il ricordo della stanchezza che mi impediva di continuare a leggere e le mie mani che tristemente chiudevano il libro e lo rimettevano sopra il comodino (anche se, per essere precisi, non è un vero comodino quello in camera mia).
Non è una sensazione che mi capita con tutti i libri, solo con alcuni, se ci ripenso credo siano 4 o 5 quelli che all'improvviso riaffiorano alla mia mete e mi sorprendono così, in una mattina di primavera.
Ecco perché adoro leggere.
lunedì 14 dicembre 2009
L'italiano di Severgnini
Riemergo ora dopo una pausa troppo lunga. Si lavora troppo, troppo in fretta e non sempre bene.
In un break milanese di 2 giorni sono riuscita a leggere le Lezioni semiserie di Beppe Severgnini; un libricino leggero, scorrevole, divertente ma per nulla superficiale. Con la sua solita ironia Severgnini riesce a presentare i dubbi, gli errori e le certezze dell'italiano nei confronti della propria lingua e dagli errori, si sa, si impara sempre. Ma per essere sicuro di lasciare ai propri lettori qualcosa anche dopo la fine della lettura propone gli esercizi di comprensione per ogni capitolo e allora via ai Sodoquiz e ai Masotest, divertenti sì, ma non sempre facili!
Due cose mi sono rimaste particolarme impresse di questa lettura.
La prima è l'uso del punto e virgola, segno quasi ormai dimenticato nella scrittura, ma nient'affatto sparito nel parlato; è quella pausa lievemente più lunga e pensierosa rispetto alla virgola ma non ancora decisiva quanto il punto. Io confesso che nei miei scritti non lo inserivo da un bel po' - ho rimediato mettendono due in questo post, però. L'altro insegnamento che mi sono portata a casa è lo sdoganamento del "ma" ad inizio frase, una di quelle consuetudini che fanno inorridire i maestri elementari, ma che spesso rende le frasi più incisive, dirette ed efficati.
Consiglio caldamente la lettura a chi abbia voglia di imparare qualcosa in più sulla scrittura, ma anche a chi voglia semplicemente passare qualche ora col sorriso sulle labbra.
In un break milanese di 2 giorni sono riuscita a leggere le Lezioni semiserie di Beppe Severgnini; un libricino leggero, scorrevole, divertente ma per nulla superficiale. Con la sua solita ironia Severgnini riesce a presentare i dubbi, gli errori e le certezze dell'italiano nei confronti della propria lingua e dagli errori, si sa, si impara sempre. Ma per essere sicuro di lasciare ai propri lettori qualcosa anche dopo la fine della lettura propone gli esercizi di comprensione per ogni capitolo e allora via ai Sodoquiz e ai Masotest, divertenti sì, ma non sempre facili!
Due cose mi sono rimaste particolarme impresse di questa lettura.
La prima è l'uso del punto e virgola, segno quasi ormai dimenticato nella scrittura, ma nient'affatto sparito nel parlato; è quella pausa lievemente più lunga e pensierosa rispetto alla virgola ma non ancora decisiva quanto il punto. Io confesso che nei miei scritti non lo inserivo da un bel po' - ho rimediato mettendono due in questo post, però. L'altro insegnamento che mi sono portata a casa è lo sdoganamento del "ma" ad inizio frase, una di quelle consuetudini che fanno inorridire i maestri elementari, ma che spesso rende le frasi più incisive, dirette ed efficati.
Consiglio caldamente la lettura a chi abbia voglia di imparare qualcosa in più sulla scrittura, ma anche a chi voglia semplicemente passare qualche ora col sorriso sulle labbra.
mercoledì 29 luglio 2009
Suoni fatti a macchina
Spesso il suono delle parole suggerisce immagini, significati, personaggi. Perché i gemelli portano dei martelli? Potrei dire che i martelli simboleggiano una certa aggressività infantile, e sarebbe anche vero: di fatto, i martelli mi si sono presentati al seguito della parola gemelli per ragioni di rima. Anche in questo caso, prima è stato il suono, poi il significato.
Questa una parte del commento di Gianni Rodari che precede "Marco e Mirko contro la banda del borotalco" una delle bellissime Novelle fatte a macchina. Appena ho letto queste righe ho sentito la voglia di condividerle per la loro semplicità e il loro significato.
Il suono delle parole è per me qualcosa di magico. Un semplice suono può modificare la predisposizione di un lettore o di un ascoltatore nei confronti di chi lo scrive o emette. La musicalità e la sciolevolezza delle parole spesso facilitano il rapporto con un altra persona, altre volte lo complicano. Ecco che allora scegliere ogni suono e ogni parola con cura diventa importante e strategico per comunicare nel modo giusto.
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domenica 12 luglio 2009
Per tutti i neo-crusc, me compresa!

Grazie ad un weekend malaticcio (come si può stare male a luglio, mi domando!) mi sono dedicata alla lettura.
Su suo suggerimento, e non poteva essere altrimenti, mi sono immersa tutta d'un fiato in Val più la pratica di Andrea De Benedetti, sottotitolo: piccola grammatica immorale della lingua italiana.
Posto che, anch'io come scrive all'inizio del libro De Benedetti, ho sempre avuto un debole per la grammatica:
Ditemi pure che sono strano, ma a me da piccolo la grammatica piaceva da morire. Mi piaceva scrivere paginate di coniugazioni verbali, dissezionare nomi e aggettivi al microscopio estraendone radici e desinenze, classificare le parole in articoli, avverbi, e congiunzioni, come altri bambini più sani di me facevano con le farfalle o i fossili.
ho trovato il libro veramente molto scorrevole e ben fatto. Si affrontano la maggior parte delle questioni grammaticali più dibattute: il che polivalente, "lui" e "lei" utilizzati come soggetto, le dislocazioni, gli anacoluti, la scomparsa del congiuntivo, con un piglio simpatico e lievemente irriverente che non ci si aspetta da uno "del mestiere".
Il punto da cui nasce l'idea di De Benedetti di scrivere questo libro è quello di dimostrare ai puristi della lingua, i neo-crusc come li chiama in maniera affettuosa, che forse la nostra lingua italiana non è definitivamente allo sfascio, ma che, essendo una lingua viva, sta semplicemente evolvendo verso nuove forme.
Non nascondo che fra la
[...] legione di insegnanti, vetero puristi e neo-cruscanti impegnati a vario titolo in battaglie quotidiane contro i tanti subdoli nemici che metterebbero a repentaglio la lingua di Dante...mi ci ritrovavo anch'io, stanca della sciatteria del linguaggio scritto e parlato che esce dai nostri media. Ma leggendo il libro di De Benedetti mi sono resa conto che alcune cose sono a tal punto entrate a far parte della nostra lingua che se dovessi fare proprio la purista probabilmente parlerei, e scriverei, una lingua difficilmente comprensibile e allora sarebbe addirittura peggio!
lunedì 22 giugno 2009
L'economista paga!
In un mondo in cui si grida alla morte dei quotidiani e in generale della carta stampata, e io lo confesso sono fra quelli che gridano, e tutte le più grandi testate internazionali denunciano cali di vendite, c'è chi, invece, se la cava abbastanza bene: è The Economist.
Un lungo ma piacevole articolo di The Atlantic fornisce i dati di vendite del settimanale statunitense e una visione del panorama che si può scorgere oltreoceano.
The Economist non è un giornale di molto diverso dagli altri: i giornalisti che vi scrivono sono ottime penne, ma non più di altri, non offre notizie inedite, la scrittura è buona, ma non più di quella di altre testate. Allora, ci viene da chiederci, cosa rende di The Economist differente dagli altri?
La risposta è la sua capacità di scegliere le notizie, di approfondire i temi e di saperli presentare, anche in modo piacevole, perché si sa, alcuni temi non sono proprio così leggeri e riuscire a renderli accattivanti attraverso grafici, immagini e illustrazioni è una dote non trascurabile.
Complimenti al The Economist e lunga vita... cartacea!
Un lungo ma piacevole articolo di The Atlantic fornisce i dati di vendite del settimanale statunitense e una visione del panorama che si può scorgere oltreoceano.
The Economist non è un giornale di molto diverso dagli altri: i giornalisti che vi scrivono sono ottime penne, ma non più di altri, non offre notizie inedite, la scrittura è buona, ma non più di quella di altre testate. Allora, ci viene da chiederci, cosa rende di The Economist differente dagli altri?
La risposta è la sua capacità di scegliere le notizie, di approfondire i temi e di saperli presentare, anche in modo piacevole, perché si sa, alcuni temi non sono proprio così leggeri e riuscire a renderli accattivanti attraverso grafici, immagini e illustrazioni è una dote non trascurabile.
Complimenti al The Economist e lunga vita... cartacea!
lunedì 23 febbraio 2009
Il blog degli editori
Marsilio Editori ha aperto un blog.
Per chi ama la lettura, come me, è davvero un'ottima notizia: informazioni su nuove uscite, consigli sulle letture, eventi in programma.
Dal punto di vista comunicativo è uno di quegli esperimenti che partono sottotono, con troppa modestia e poco rischio. L'impressione è che ci sia stata l'intuizione, ma che ora si abbia quasi paura ad osare un pochino.
Non abbiate paura di essere autocelebrativi, raccontate chi siete, un lettore si sentirà più stimolato a seguire i vostri consigli. Inserite una bella nuvola con i tag che tornano sempre utili nel catalogare e cercare le informazioni.
E poi scrivete, scrivete, scrivete e le conversazioni non tarderanno a diventare animate!
Per chi ama la lettura, come me, è davvero un'ottima notizia: informazioni su nuove uscite, consigli sulle letture, eventi in programma.
Dal punto di vista comunicativo è uno di quegli esperimenti che partono sottotono, con troppa modestia e poco rischio. L'impressione è che ci sia stata l'intuizione, ma che ora si abbia quasi paura ad osare un pochino.
Non abbiate paura di essere autocelebrativi, raccontate chi siete, un lettore si sentirà più stimolato a seguire i vostri consigli. Inserite una bella nuvola con i tag che tornano sempre utili nel catalogare e cercare le informazioni.
E poi scrivete, scrivete, scrivete e le conversazioni non tarderanno a diventare animate!
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