Ciao!
Io e Comunicare con cura ci siamo trasferiti qui: https://comunicareconcura.wordpress.com/, passa a trovarci!
A presto,
Wally
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mercoledì 15 aprile 2015
martedì 15 febbraio 2011
L'utilità del biglietto da visita - 3
Arriva da Design Shack una nuova raccolta di biglietti da visita davvero creativi. Dopo quelli mostrati qui e qui eccovene un'altra bella serie.
Per chi crede che l'era del biglietto da visita sia tramontata un giretto fra queste piccole meraviglie può far cambiare idea. Perché è vero che il classico biglietto da visita forse serve a poco oggi nell'era digitale, ma un biglietto da visita innovativo e creativo sicuramente vi farà ricordare.
Buona visione!
Per chi crede che l'era del biglietto da visita sia tramontata un giretto fra queste piccole meraviglie può far cambiare idea. Perché è vero che il classico biglietto da visita forse serve a poco oggi nell'era digitale, ma un biglietto da visita innovativo e creativo sicuramente vi farà ricordare.
Buona visione!
domenica 30 gennaio 2011
L'importanza di un buon feed
Quando sono tornata dalle vacanze (parliamo ormai di mesi e mesi!) ho avuto una brutta sorpresa.
I feed RSS del mio giornale preferito sono cambiati. Prima potevo leggere il titolo, l'abstract e l'articolo completo, e vedere anche le immagini direttamente dal mio RSS reader e per me era perfetto. Potevo sbirciare, appena avevo un attimo di tempo, le ultime notizie, leggere quello che mi interessava, tenere da parte quello che non riuscivo a leggere in quel momento, condividere gli articoli con gli amici in maniera immediata.
Da quando sono tornata dalle vacanze questo non succede più. I feed sono cambiati, ora leggo solo il titolo (quando appare perché ogni tanto leggo "titolo sconosciuto") e una righetta di abstact che non sempre è comprensibile. Per me è stato un duro colpo, da quel momento in poi i feed sono rimasti tutti non letti.
Per gli utenti, o per lo meno per me, lo strumento feed è davvero molto importante: poter seguire con continuità e in maniera snella un blog o una sezione di un sito web è fondamentale e crea un forte engagement. Avere solo un breve sentore del contenuto e neanche molto preciso possono invece dissuadere l'utente.
Forse si pensa che i feed RSS compromettano le statistiche del sito: se io leggo tutto tramite un reader difficilmente andrò nel sito web. Allora do al mio utente le informazioni minime per condurlo a cercare il resto direttamente sul sito web, ma cio è assai difficile se non compongo un messaggio corretto e completo di tutte le informazioni: il titolo, un buon abstract e un pizzico di mistero.
Ho riflettutto molto prima di pubblicare questo post perché io a loro ci tengo proprio tanto e credo che siano veramente bravi, me l'hanno sempre dimostrato e questo, sono sicura, è solo un piccolo inconveniente tecnico che prima o poi risolveranno. Ripensare a questa esperienza però mi ha dato modo di riflettere sull'importanza della buona comunicazione attraverso i feed, quindi, nella negatività, trovo il lato positivo.
I feed RSS del mio giornale preferito sono cambiati. Prima potevo leggere il titolo, l'abstract e l'articolo completo, e vedere anche le immagini direttamente dal mio RSS reader e per me era perfetto. Potevo sbirciare, appena avevo un attimo di tempo, le ultime notizie, leggere quello che mi interessava, tenere da parte quello che non riuscivo a leggere in quel momento, condividere gli articoli con gli amici in maniera immediata.
Da quando sono tornata dalle vacanze questo non succede più. I feed sono cambiati, ora leggo solo il titolo (quando appare perché ogni tanto leggo "titolo sconosciuto") e una righetta di abstact che non sempre è comprensibile. Per me è stato un duro colpo, da quel momento in poi i feed sono rimasti tutti non letti.
Per gli utenti, o per lo meno per me, lo strumento feed è davvero molto importante: poter seguire con continuità e in maniera snella un blog o una sezione di un sito web è fondamentale e crea un forte engagement. Avere solo un breve sentore del contenuto e neanche molto preciso possono invece dissuadere l'utente.
Forse si pensa che i feed RSS compromettano le statistiche del sito: se io leggo tutto tramite un reader difficilmente andrò nel sito web. Allora do al mio utente le informazioni minime per condurlo a cercare il resto direttamente sul sito web, ma cio è assai difficile se non compongo un messaggio corretto e completo di tutte le informazioni: il titolo, un buon abstract e un pizzico di mistero.
Ho riflettutto molto prima di pubblicare questo post perché io a loro ci tengo proprio tanto e credo che siano veramente bravi, me l'hanno sempre dimostrato e questo, sono sicura, è solo un piccolo inconveniente tecnico che prima o poi risolveranno. Ripensare a questa esperienza però mi ha dato modo di riflettere sull'importanza della buona comunicazione attraverso i feed, quindi, nella negatività, trovo il lato positivo.
martedì 25 gennaio 2011
RSS Reader: praticità
Da quando ho iniziato ad usarli trovo gli RSS reader davvero pratici e veloci per la consultazione delle novità che arrivano dalla rete: non c'è bisogno di connettersi a più siti internet e in una sola schermata si ha subito sott'occhio la nostra piccola parte di web a cui siamo affezionati.
Spesso però questa modalità di consultazione ci nasconde dei tesori nascosti. Attraverso i reader, infatti, non scopriamo se il nostro blog preferito ha cambiato grafica, disposizione dei contenuti o se sono state aggiunte delle pagine statiche.
A me è capitato di conoscere alcuni blog o siti attraverso gli "elementi consigliati" del mio reader e magari non so nemmeno che "faccia" abbiano nella realtà perché li seguo solo ed esclusivamente tramite feed. Perciò, alle volte, si fanno delle scoperte interessanti che mettono di buon umore.
Ultimamente navigando direttamente su uno dei blog che seguo ho scoperto ha una piccola sezione dedicata agli e-book davvero interessante e utile. Nel web non si smette mai di far scoperte!
P.S. Oggi dopo mesi il mio RSS reader segna (2)
Spesso però questa modalità di consultazione ci nasconde dei tesori nascosti. Attraverso i reader, infatti, non scopriamo se il nostro blog preferito ha cambiato grafica, disposizione dei contenuti o se sono state aggiunte delle pagine statiche.
A me è capitato di conoscere alcuni blog o siti attraverso gli "elementi consigliati" del mio reader e magari non so nemmeno che "faccia" abbiano nella realtà perché li seguo solo ed esclusivamente tramite feed. Perciò, alle volte, si fanno delle scoperte interessanti che mettono di buon umore.
Ultimamente navigando direttamente su uno dei blog che seguo ho scoperto ha una piccola sezione dedicata agli e-book davvero interessante e utile. Nel web non si smette mai di far scoperte!
P.S. Oggi dopo mesi il mio RSS reader segna (2)
lunedì 11 ottobre 2010
L'utilità del biglietto da visita
Il biglietto da visita, nonostante la preponderanza della comunicazione online, ha ancora un importante ruolo nella fase di presentazione: ad un evento, ad un meeting, ad un corso di formazione, presentarsi in maniera adeguata è importante.
Il biglietto da visità è dunque utile nella vita di tutti i giorni e allora perché non renderlo ancora più utile? Ecco la proposta di Terry Miller:
Il biglietto da visità è dunque utile nella vita di tutti i giorni e allora perché non renderlo ancora più utile? Ecco la proposta di Terry Miller:
martedì 7 settembre 2010
Anche l'email diventa posta prioritaria
Da qualche iorno Gmail ha reso disponibile un nuovo servizio per facilitare la lettura dei messaggi di posta elettronica: la posta prioritaria. Un meccanismo molto semplice, ma che fa risparmiare effettivamente molto tempo (provato e approvato!).
Semplicemente Gmail divide in messaggi di posta in entrata e li classifica in più o meno importanti, evitandoci così la ricerca delle cose che veramente ci interessano.
Non sto a spiegare nei dettagli come funziona il servizio perché lo fa già molto bene questo video:
Io letteralmente impazzisco per i video esplicativi di Google, ne ho già parlato anche qui, li trovi molto chiari, semplici, efficaci e, cosa che non guasta mai, molto divertenti. Insomma, un piccolo esempio di comunicazione ben fatta.
Semplicemente Gmail divide in messaggi di posta in entrata e li classifica in più o meno importanti, evitandoci così la ricerca delle cose che veramente ci interessano.
Non sto a spiegare nei dettagli come funziona il servizio perché lo fa già molto bene questo video:
Io letteralmente impazzisco per i video esplicativi di Google, ne ho già parlato anche qui, li trovi molto chiari, semplici, efficaci e, cosa che non guasta mai, molto divertenti. Insomma, un piccolo esempio di comunicazione ben fatta.
giovedì 10 giugno 2010
Trovare lavoro in Y&R con $6
Il copy writer Alec Brownstein è riuscito a trovare lavoro facendo leva sull'ego di Gerry Graf (Saatchi&Saatchi), David Droga (Droga5), Tony Granger (Young & Rubicam), Ian Reichenthal e Scott Vitrone. Il tutto spendendo solo $ 6.
Date un'occhiata a come c'è riuscito.
Date un'occhiata a come c'è riuscito.
giovedì 8 aprile 2010
Reclutare un social media specialist
Sono incappata oggi in un annuncio di un'azienda, che potrei definire mediamente nota, alla ricerca di un social media specialist e non è stata una bella esperienza.
Non faccio nomi, però premetto che quest'azienda fa business online e, sebbene il suo sito mi avesse già fatto venire qualche dubbio, avevo l'impressione, o per lo meno la speranza che non fossero degli sprovveduti. Mi ricredo immediatamente.
Parte dell'annuncio recita più o meno così:
Facendo due conti mia nipote che ha 14 anni ha tutti i numeri in regola per rispondere all'annuncio.
Ora ragioniamoci un attimo su. Su facebook ormai ci sta chiunque e sfido a trovare qualcuno che abbia meno di 150 amici, almeno che non si sia iscritto ieri. Fra colleghi, compagni di università, superiori e medie, vicini di casa, conoscenti, gestori di negozi, ristoranti e bar riceviamo ogni giorno una richiesta di amicizia... il trend attuale mi sembra andare più verso la selezione che l'accumolo.
Un profilo su linkedIn con almeno 100 connessioni mi può anche star bene, ma perché bisogna quantificare tutto? Non è molto più utile avere delle connessioni "vere" e magari più ridotte piuttosto che centinaia di connessioni fittizie? Persone con le quali si interagisce e si conversa più che da mostrare in bacheca? Il parametro più indicativo di linkedIn poi credo siano le raccomandazioni e non il numero di contatti.
Almeno 50 followers su twitter è un bel biglietto da visita certo, ma conosco persone che hanno anche più di 50 follower e hanno solo 4 tweet. Allora a cosa servono tutti questi seguaci?
E il blog e la fan page? Certo potrebbero essere indice di capacità di gestione e di conoscenza dei social network, per fortuna sono solo dei requisiti preferenziali.
Quello che mi fa sorridere di questo annuncio è l'inutilità dei numeri richiesti. Perché è fondamentale che una persona abbia 150 amici su facebook? Se sono 130 cosa cambia? Non è la quantità che conta, ma la qualità. E poi perché richiederlo esplicitamente nell'annuncio? Chiunque potrebbe pompare i numeri proprio in virtù delle richieste e non è per nulla difficile.
Se io azienda cerco una persona che abbia una buona dimestichezza con i social network controllo la sua attività social a CV ricevuto. Ok, richiedendolo prima farei già una scrematura, ma non è detto che le persone che rispondono all'annuncio si attengano scrupolosamente alle mie richieste e poi un controllo inaspettato regala una visione forse più veritiera.
Inoltre la presenza nei social network e la loro frequentazione non significa essere un esperto di social network. Conosco persone professionalmente molto ferrate in materia, dei veri esperti, che in realtà non li frequentano così assiduamente. Promuovere un brand attraverso i social network è una cosa un po' più complessa e strutturata che utilizzarli.
Non faccio nomi, però premetto che quest'azienda fa business online e, sebbene il suo sito mi avesse già fatto venire qualche dubbio, avevo l'impressione, o per lo meno la speranza che non fossero degli sprovveduti. Mi ricredo immediatamente.
Parte dell'annuncio recita più o meno così:
Il candidato/a ideale deve avere come prerequisiti fondamentali:
un profilo su Facebook con almeno 150 amici
un profilo su LinkedIn con almeno 100 contatti
un profilo su Twitter con almeno 50 followers
e come caratteristiche preferenziali sia:
autore di un blog
amministratore di una fan page su facebook.
Facendo due conti mia nipote che ha 14 anni ha tutti i numeri in regola per rispondere all'annuncio.
Ora ragioniamoci un attimo su. Su facebook ormai ci sta chiunque e sfido a trovare qualcuno che abbia meno di 150 amici, almeno che non si sia iscritto ieri. Fra colleghi, compagni di università, superiori e medie, vicini di casa, conoscenti, gestori di negozi, ristoranti e bar riceviamo ogni giorno una richiesta di amicizia... il trend attuale mi sembra andare più verso la selezione che l'accumolo.
Un profilo su linkedIn con almeno 100 connessioni mi può anche star bene, ma perché bisogna quantificare tutto? Non è molto più utile avere delle connessioni "vere" e magari più ridotte piuttosto che centinaia di connessioni fittizie? Persone con le quali si interagisce e si conversa più che da mostrare in bacheca? Il parametro più indicativo di linkedIn poi credo siano le raccomandazioni e non il numero di contatti.
Almeno 50 followers su twitter è un bel biglietto da visita certo, ma conosco persone che hanno anche più di 50 follower e hanno solo 4 tweet. Allora a cosa servono tutti questi seguaci?
E il blog e la fan page? Certo potrebbero essere indice di capacità di gestione e di conoscenza dei social network, per fortuna sono solo dei requisiti preferenziali.
Quello che mi fa sorridere di questo annuncio è l'inutilità dei numeri richiesti. Perché è fondamentale che una persona abbia 150 amici su facebook? Se sono 130 cosa cambia? Non è la quantità che conta, ma la qualità. E poi perché richiederlo esplicitamente nell'annuncio? Chiunque potrebbe pompare i numeri proprio in virtù delle richieste e non è per nulla difficile.
Se io azienda cerco una persona che abbia una buona dimestichezza con i social network controllo la sua attività social a CV ricevuto. Ok, richiedendolo prima farei già una scrematura, ma non è detto che le persone che rispondono all'annuncio si attengano scrupolosamente alle mie richieste e poi un controllo inaspettato regala una visione forse più veritiera.
Inoltre la presenza nei social network e la loro frequentazione non significa essere un esperto di social network. Conosco persone professionalmente molto ferrate in materia, dei veri esperti, che in realtà non li frequentano così assiduamente. Promuovere un brand attraverso i social network è una cosa un po' più complessa e strutturata che utilizzarli.
lunedì 22 febbraio 2010
Cultura Senza Barriere 2010 - the days after 1
Come mi auguravo qualche post fa sono riuscita ad essere a Cultura Senza Barriere. Sono stati tre giorni davvero rinfrancanti che mi hanno lasciato piccoli regali che ora non vedo l'ora di mettere in pratica. Oggi però vorrei approfondire una mia "deformazione professionale", se vogliamo chiamarla così.
Influenzata dal fatto che nell'ultimo periodo sopra la mia scrivania sosta Presentation Zen, ho prestato una particolare attenzione alle slide utilizzate durante gli interventi (ovviamente non me li sono goduti tutti) e ho notato che, tranne qualche caso illuminato, impera ancora il concetto di slide come supporto per l'oratore e non come strumento utile per l'uditore.
Principalmente ho visto che:
Oggi chiudo qui, ma nei prossimi giorni posterò nuovi spunti.
Influenzata dal fatto che nell'ultimo periodo sopra la mia scrivania sosta Presentation Zen, ho prestato una particolare attenzione alle slide utilizzate durante gli interventi (ovviamente non me li sono goduti tutti) e ho notato che, tranne qualche caso illuminato, impera ancora il concetto di slide come supporto per l'oratore e non come strumento utile per l'uditore.
Principalmente ho visto che:
- gli interventi peggiori sono stati quelli in cui le slide erano zeppe di testo, oltre che bruttine, e venivano lette pari pari dai relatori... ma se è così me lo posso leggere da me!
- il verde acido va un sacco
- il courier new pure e fa anche un bell'effetto
- continuano ad andare di moda le mappe della metro come rappresentazione grafica di processi
- lo storytelling funziona benissimo anche per le presentazioni e non solo per le brochure
- le belle slide in stile Presentation Zen sono efficaci e veloci da recepire, ma a lungo andare sono un po' tutte uguali; bisogna davvero essere originali e puntare su qualche effetto inaspettato
- potete trasformare le vostre slide in 12 formati, tutti compatibili con qualsiasi tipo di sistema operativo, pc, palmare, ecc., ma se per caso non funziona l'hardware... beh, preparatevi a raccontare qualcosa di intelligente ed interessante anche senza le vostre slide.
Oggi chiudo qui, ma nei prossimi giorni posterò nuovi spunti.
lunedì 8 febbraio 2010
Visual CV
Interessanti questi esempi di CV visuali. Dopo i classici CV tutti uguali, i video CV e i CV cantati, spuntano ora anche i Visual CV.
Gli esempi di Infographic News sono davvero molto belli esteticamente, ma guardandoli bene si scopre che sono anche molto semplici da leggere ed efficaci nel descrivere le esperienze lavorative e le capacità degli aspiranti candidati. Mi è capitato, infatti, quando scrivevo il mio CV di pensare a chi l'avrebbe ricevuto, alla mole di CV giacenti su una scrivania, tutti uguali, tutti scritti fitti fitti, insomma non un bel programma per chi deve selezionare.
Ho sempre pensato che l'originalità fosse importante, che riuscire a destare l'attenzione attraverso le parole potesse considerarsi un punto in più. Oggi mi ritrovo a pensare che forse questi Visual CV sono un esempio interessante di come poter catturare l'attenzione attraverso le immagini. Mi sembrano semplici, belli, colorati e rilassanti per gli occhi e per la mente. Ovviamente dovranno essere accompagnati da un'altrettanto interessante e stimolante bagaglio professionale, ma intanto aiutano.
Voi cosa ne pensate?
Gli esempi di Infographic News sono davvero molto belli esteticamente, ma guardandoli bene si scopre che sono anche molto semplici da leggere ed efficaci nel descrivere le esperienze lavorative e le capacità degli aspiranti candidati. Mi è capitato, infatti, quando scrivevo il mio CV di pensare a chi l'avrebbe ricevuto, alla mole di CV giacenti su una scrivania, tutti uguali, tutti scritti fitti fitti, insomma non un bel programma per chi deve selezionare.
Ho sempre pensato che l'originalità fosse importante, che riuscire a destare l'attenzione attraverso le parole potesse considerarsi un punto in più. Oggi mi ritrovo a pensare che forse questi Visual CV sono un esempio interessante di come poter catturare l'attenzione attraverso le immagini. Mi sembrano semplici, belli, colorati e rilassanti per gli occhi e per la mente. Ovviamente dovranno essere accompagnati da un'altrettanto interessante e stimolante bagaglio professionale, ma intanto aiutano.
Voi cosa ne pensate?
domenica 31 gennaio 2010
La forza della passione
Ho trovato questa TED su Internazionale e non sono riuscita a staccarmene fino alla fine, poi ho ricominciato dall'inizio.
L'argomento senza dubbio stimola l'interesse, ma non è nemmeno un argomento facile di cui parlare e non era scontato realizzare un intervento che rapisse l'attenzione e tenesse vivo l'interesse.
Misha Glenny c'è riuscito molto bene. Quello che mi piace di lui è la sua passione che traspare da ogni parola, da ogni gesto, da ogni pausa. L'accento chiaro, le parole scandite, il ritmo della conversazione, i momenti divertenti disseminati con maestria per rendere ancora più efficace la comprensione e il ricordo sono davvero una lezione di comunicazione efficace e fatta con cura.
E non dimentichiamo le slide: chiare, semplici, poco testo, molto immagini, graficamente appetibili. Un esempio da studiare.
L'argomento senza dubbio stimola l'interesse, ma non è nemmeno un argomento facile di cui parlare e non era scontato realizzare un intervento che rapisse l'attenzione e tenesse vivo l'interesse.
Misha Glenny c'è riuscito molto bene. Quello che mi piace di lui è la sua passione che traspare da ogni parola, da ogni gesto, da ogni pausa. L'accento chiaro, le parole scandite, il ritmo della conversazione, i momenti divertenti disseminati con maestria per rendere ancora più efficace la comprensione e il ricordo sono davvero una lezione di comunicazione efficace e fatta con cura.
E non dimentichiamo le slide: chiare, semplici, poco testo, molto immagini, graficamente appetibili. Un esempio da studiare.
venerdì 29 gennaio 2010
Cultura senza barriere 2010
Vi segnalo con molto entusiasmo l'appuntamento con Cultura Senza Barriere 2010 che quest'anno si trova a Padova.
Dal 18 al 20 febbraio 2010 si parlerà di accessibilità, multimedia, search engine optimization (seo), web analytics, webd esign, web semantico, architettura dell’informazione, usabilità, user experience, biblioteche digitali, editoria digitale, e-learning, tecniche di scrittura, comunicazione mediata dal computer, mondi virtuali, politica online, social media, social network, sociologia della rete, open source, tecnologie assistive, tecnologie vocali .
Il programma non è ancora definitivo, ma i seminari fin'ora programmati sono davvero interessanti e i relatori di spessore.
Io spero di esserci, se voi potete non mancate!
Dal 18 al 20 febbraio 2010 si parlerà di accessibilità, multimedia, search engine optimization (seo), web analytics, webd esign, web semantico, architettura dell’informazione, usabilità, user experience, biblioteche digitali, editoria digitale, e-learning, tecniche di scrittura, comunicazione mediata dal computer, mondi virtuali, politica online, social media, social network, sociologia della rete, open source, tecnologie assistive, tecnologie vocali .
Il programma non è ancora definitivo, ma i seminari fin'ora programmati sono davvero interessanti e i relatori di spessore.
Io spero di esserci, se voi potete non mancate!
mercoledì 6 gennaio 2010
Aguzzate la vista

Cercate tutte le differenze delle due immagini e scoprirete come Mozilla ha deciso di rinnovare la sua volpe. Questo e altri interessanti esempi sono segnalati da smashingapps. Dateci un'occhiata.
martedì 8 settembre 2009
Che font sei?
Sei un Courier
Come un font da macchina da scrivere su un PC, tu vai fieramente controcorrente. Non sei preoccupata di far conoscere le tue opinioni, e per te, niente è peggio di essere identificati come "convenzionali".
Questo il risultato del simpatico test proposto qui. E voi che font siete?
lunedì 8 giugno 2009
La cura del cliente
L'altro giorno mi sono iscritta ad istockphoto.com e ho acquistato alcune foto. Ero di fretta e ho constatato che il meccanismo di iscrizione, acquisto dei crediti e download delle foto si è adeguato perfettamente alle mie esigenze: in meno di 5 minuti avevo le foto sul mio desktop.
Sempre presa dalla fretta non ho fatto molto caso a questo particolare. Fino a sta mattina, quando trovo nella mia casella di posta una email di Andrea Santini, responsabile comunicazione iStockphoto Italia (proprio dal suo account personale) che mi dà il benvenuto e mi illustra con semplicità e precisione, caratteristiche rare da ritrovare in comunicazioni "d'ufficio", tutte le funzionalità del sito.
Poi per curiosità ho cercato Andrea Santini su internet (ebbene sì, l'ho gogglato) e ho scoperto che ha un account su twitter in cui settimanalmente mette a disposizione gratuitamente foto, immagini e video presenti sul sito.
Tempo di fare questa ricerca e mi arriva via mail la richiesta di amicizia su Facebook da parte di iStockphoto.
Tutta questa attenzione mi disorienta...
Dal punto di vista dell'azienda procedura ineceppepibile, se ogni cliente viene trattato così credo che ci sia una persona che non fa altro dal mattino alla sera, dal punto di vista del cliente un minimo di apprensione questa attenzione la suscita.
Sempre presa dalla fretta non ho fatto molto caso a questo particolare. Fino a sta mattina, quando trovo nella mia casella di posta una email di Andrea Santini, responsabile comunicazione iStockphoto Italia (proprio dal suo account personale) che mi dà il benvenuto e mi illustra con semplicità e precisione, caratteristiche rare da ritrovare in comunicazioni "d'ufficio", tutte le funzionalità del sito.
Poi per curiosità ho cercato Andrea Santini su internet (ebbene sì, l'ho gogglato) e ho scoperto che ha un account su twitter in cui settimanalmente mette a disposizione gratuitamente foto, immagini e video presenti sul sito.
Tempo di fare questa ricerca e mi arriva via mail la richiesta di amicizia su Facebook da parte di iStockphoto.
Tutta questa attenzione mi disorienta...
Dal punto di vista dell'azienda procedura ineceppepibile, se ogni cliente viene trattato così credo che ci sia una persona che non fa altro dal mattino alla sera, dal punto di vista del cliente un minimo di apprensione questa attenzione la suscita.
lunedì 20 aprile 2009
Casini è sempre Casini
Qualche settimana fa l’avevo notato, mentre ero ferma al semaforo e mi sono sempre ripromessa di scriverlo, ma poi causa la fretta me ne sono dimenticata.
Oggi però dopo un’altra foto inerente all’argomento mi è tornato alla mente e allora, visto che siamo in tema di volatili, oggi prendo due piccioni con una fava.
Partiamo con ordine. Mattina presto, ferma al semaforo. Butto l’occhio verso un cartellone pubblicitario: una colomba stilizzata con la scritta “Smettetela di litigare”. Lì per lì, complice il sonno, non capisco bene. Che sia un manifesto di qualche associazione no profit in vista della Pasqua? O addirittura un cartello pubblicitario del Vaticano? No, mi sembra eccessivo… che sia una trovata commerciale di qualche azienda di dolci? Mah…
Ora sono curiosa e prima che scatti il verde guardo meglio. In un angolino trovo la soluzione: Casini. Lungi da me entrare nel merito politico, quello che mi interessa è la comunicazione.

Oggi però dopo un’altra foto inerente all’argomento mi è tornato alla mente e allora, visto che siamo in tema di volatili, oggi prendo due piccioni con una fava.
Partiamo con ordine. Mattina presto, ferma al semaforo. Butto l’occhio verso un cartellone pubblicitario: una colomba stilizzata con la scritta “Smettetela di litigare”. Lì per lì, complice il sonno, non capisco bene. Che sia un manifesto di qualche associazione no profit in vista della Pasqua? O addirittura un cartello pubblicitario del Vaticano? No, mi sembra eccessivo… che sia una trovata commerciale di qualche azienda di dolci? Mah…
Ora sono curiosa e prima che scatti il verde guardo meglio. In un angolino trovo la soluzione: Casini. Lungi da me entrare nel merito politico, quello che mi interessa è la comunicazione.

Sarà che era mattina presto, ma quel Casini vicino alla colomba e allo slogan “Smettetela di litigare” mi ha fatto sorridere per un po’, dal punto di vista puramente comunicativo questo accostamento rasenta l’ossimoro e sinceramente me lo sarei risparmiato.
Di sicuro se il motto è “Male o bene, purché se ne parli” l’iniziativa a raggiunto lo scopo, ma la vera utilità di questa campagna, lo spostamento di preferenze, mi sembra un obiettivo ancora distante.
Poi oggi per caso vado a dare un’occhiata a Spinoza e chi ti ritrovo? Di nuovo il nostro buon Casini e questa volta sono gli utenti della rete a prendersi cura della sua campagna elettorale.
Di sicuro se il motto è “Male o bene, purché se ne parli” l’iniziativa a raggiunto lo scopo, ma la vera utilità di questa campagna, lo spostamento di preferenze, mi sembra un obiettivo ancora distante.
Poi oggi per caso vado a dare un’occhiata a Spinoza e chi ti ritrovo? Di nuovo il nostro buon Casini e questa volta sono gli utenti della rete a prendersi cura della sua campagna elettorale.
lunedì 2 marzo 2009
Jason sei un idiota!
Le aziende comunicano non solo attraverso i canali tradizionali quali il sito web, le brochure, i company profile, ma anche attraverso la voce e le parole dei propri dipendenti.
Non a caso la comunicazione interna ha un valore molto importante nella creazione dell’immagine aziendale. Un’importanza che forse Ryanair sottovaluta.
Qualche giorno fa un certo Jason Roe ha pubblicato sul proprio blog un post in cui mostrava come nell’operazione di booking il costo della transazione apparisse uguale a zero. La notizia si è diffusa velocemente in rete fino ad arrivare a Ryanair stessa.
Alcuni dipendenti hanno immediatamente ripreso lo sprovveduto blogger chiamandolo con un appellativo poco elegante e gli hanno spiegato , in maniera altrettanto poco elegante, che non si trattava di un bug e che la faccenda non stava esattamente come la descriveva lui.
Ecco il commento completo:
Gli indirizzi IP dei commentatori sono stati verificati dal sito web Travolution e effettivamente provenivano dal quartier generale di Ryanair di Dublino.
Anche se tale verifica non fosse stata fatta, la nota ufficiale di Ryanair avrebbe confermato il tono sempre poco elegante utilizzato dai propri dipendenti:
Ryanair non ha sicuramente come obiettivo fornire un servizio elegante, ma credo che i suoi clienti sarebbero maggiormente soddisfatti da una comunicazione quantomeno civile.
Non a caso la comunicazione interna ha un valore molto importante nella creazione dell’immagine aziendale. Un’importanza che forse Ryanair sottovaluta.
Qualche giorno fa un certo Jason Roe ha pubblicato sul proprio blog un post in cui mostrava come nell’operazione di booking il costo della transazione apparisse uguale a zero. La notizia si è diffusa velocemente in rete fino ad arrivare a Ryanair stessa.
Alcuni dipendenti hanno immediatamente ripreso lo sprovveduto blogger chiamandolo con un appellativo poco elegante e gli hanno spiegato , in maniera altrettanto poco elegante, che non si trattava di un bug e che la faccenda non stava esattamente come la descriveva lui.
Ecco il commento completo:
jason!
you’re an idiot and a liar!! fact is!
you’ve opened one session then another and requested a page meant for a different session, you are so stupid you don’t even know how you did it! you don’t get a free flight, there is no dynamic data to render which is prob why you got 0.00. what self respecting developer uses a crappy CMS such as word press anyway AND puts they’re mobile ph number online, i suppose even a prank call is better than nothing on a lonely sat evening!!
Gli indirizzi IP dei commentatori sono stati verificati dal sito web Travolution e effettivamente provenivano dal quartier generale di Ryanair di Dublino.
Anche se tale verifica non fosse stata fatta, la nota ufficiale di Ryanair avrebbe confermato il tono sempre poco elegante utilizzato dai propri dipendenti:
Ryanair conferma che un membro del suo staff è stato coinvolto in una discussione su un blog. La politica di Ryanair è di non perdere tempo ed energie nella corrispondenza con i blogger idioti e Ryanair può confermare che questo non avverrà più. I blogger lunatici possono tenersi la blogosfera tutta per loro mentre i nostri impiegati sono impegnati ad abbattere i costi per i viaggi aerei.
Ryanair non ha sicuramente come obiettivo fornire un servizio elegante, ma credo che i suoi clienti sarebbero maggiormente soddisfatti da una comunicazione quantomeno civile.
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giovedì 26 febbraio 2009
Basta una parola
Si sa che anche una virgola può stravolgere il senso di una frase, figuriamoci una parola.
Ma quando quella parola è grazie, per favore o prego, beh, la differenza coinvolge non solo il senso della frase, ma anche il suo tono.
Ricordo che una delle frasi che più mi veniva ripetuta in una delle mie prime esperienze all’estero era “Remember please” a sottolineare come una piccola parola potesse rendere le mie richieste più gentili e di conseguenza più facilmente soddisfatte.
Questo remember please dovrebbe essere stampato nella mente di qualsiasi persona a ricordare come una piccola parola può modificare il modo di approcciarsi agli altri e negli altri la disposizione a recepire le nostre richieste.
Nella vita privata come in quella professionale le parole andrebbero scelte con cura, se pensare agli altri e al modo in cui essere il più gentili possibili non risulta una pratica corrente, allora proviamo a vederla in chiave opportunistica. Pensiamo che usando alcuni piccoli accorgimenti le persone con cui interagiamo posso diventare più collaborative, più disposte a condividere con noi le informazioni e più motivate nello svolgere compiti che abbiamo chiesto loro.
Provare per credere.
Ma quando quella parola è grazie, per favore o prego, beh, la differenza coinvolge non solo il senso della frase, ma anche il suo tono.
Ricordo che una delle frasi che più mi veniva ripetuta in una delle mie prime esperienze all’estero era “Remember please” a sottolineare come una piccola parola potesse rendere le mie richieste più gentili e di conseguenza più facilmente soddisfatte.
Questo remember please dovrebbe essere stampato nella mente di qualsiasi persona a ricordare come una piccola parola può modificare il modo di approcciarsi agli altri e negli altri la disposizione a recepire le nostre richieste.
Nella vita privata come in quella professionale le parole andrebbero scelte con cura, se pensare agli altri e al modo in cui essere il più gentili possibili non risulta una pratica corrente, allora proviamo a vederla in chiave opportunistica. Pensiamo che usando alcuni piccoli accorgimenti le persone con cui interagiamo posso diventare più collaborative, più disposte a condividere con noi le informazioni e più motivate nello svolgere compiti che abbiamo chiesto loro.
Provare per credere.
martedì 24 febbraio 2009
Internet secondo Alberoni
Alberoni ieri ci è andato giù duro.
Decisamente troppo duro per essere condivisibile.
Se da un lato si può anche concordare col fatto che gli adolescenti di oggi navigano troppo in internet e sono troppo coinvolti dai fenomeni negativi della rete, soprattutto la viralità dei video su YouTube; dall’altro non si può accettare l’associazione fra le droghe e internet.
L’impressione che ne ho io è che ciclicamente c’è bisogno di trovare un capro espiatorio. I giovani non hanno mai dei valori e delle radici, tranne quando cominciano a crescere.
Le generazioni di adulti di oggi sono quelle che negli anni ’60 e ’70 vivevano al grido di sesso, droga e rock ’n’roll e che oggi si sono magicamente trasformati in insegnanti di morale (si badi bene che non ho nulla in contrario alle grida degli hippy, la frase serve solo a evidenziare un contrasto).
Ma perché i giovani devono sempre essere criticati soltanto perché sperimentano degli strumenti e delle situazioni che ai tempi dei loro genitori non esistevano? Fino a qualche anno fa la grande nemica era la televisione, ora il nemico da combattere è diventato il web. Tra un po’ si dirà addirittura che la TV è più educativa di internet. Ma insomma, dove arriveremo?
E’ normale che i giovani sperimentino, è anche più che normale che sollevino dei gran polveroni, ma da qui a dire che sono i mezzi e gli strumenti che utilizzano a spingerli a fare certe cose… beh, ce ne vuole.
Internet è sicuramente un mezzo di comunicazione veloce e che favorisce la condivisione, delle cose brutte, ma allo stesso modo di quelle belle, di cui solitamente si evita di parlare.
E allora invece di demonizzarlo, questo web, utilizziamolo per dar notizia delle cose positive che ci aiuta a costruire. Parliamo della conoscenza che si riesce a condividere, dell’accesso semplificato alle informazioni, della possibilità di ottimizzare i tempi e di risparmiare sugli spostamenti.
Parliamo di tutto questo e cerchiamo di creare un mondo internet positivo e pieno di esempi da seguire.
Decisamente troppo duro per essere condivisibile.
Se da un lato si può anche concordare col fatto che gli adolescenti di oggi navigano troppo in internet e sono troppo coinvolti dai fenomeni negativi della rete, soprattutto la viralità dei video su YouTube; dall’altro non si può accettare l’associazione fra le droghe e internet.
L’impressione che ne ho io è che ciclicamente c’è bisogno di trovare un capro espiatorio. I giovani non hanno mai dei valori e delle radici, tranne quando cominciano a crescere.
Le generazioni di adulti di oggi sono quelle che negli anni ’60 e ’70 vivevano al grido di sesso, droga e rock ’n’roll e che oggi si sono magicamente trasformati in insegnanti di morale (si badi bene che non ho nulla in contrario alle grida degli hippy, la frase serve solo a evidenziare un contrasto).
Ma perché i giovani devono sempre essere criticati soltanto perché sperimentano degli strumenti e delle situazioni che ai tempi dei loro genitori non esistevano? Fino a qualche anno fa la grande nemica era la televisione, ora il nemico da combattere è diventato il web. Tra un po’ si dirà addirittura che la TV è più educativa di internet. Ma insomma, dove arriveremo?
E’ normale che i giovani sperimentino, è anche più che normale che sollevino dei gran polveroni, ma da qui a dire che sono i mezzi e gli strumenti che utilizzano a spingerli a fare certe cose… beh, ce ne vuole.
Internet è sicuramente un mezzo di comunicazione veloce e che favorisce la condivisione, delle cose brutte, ma allo stesso modo di quelle belle, di cui solitamente si evita di parlare.
E allora invece di demonizzarlo, questo web, utilizziamolo per dar notizia delle cose positive che ci aiuta a costruire. Parliamo della conoscenza che si riesce a condividere, dell’accesso semplificato alle informazioni, della possibilità di ottimizzare i tempi e di risparmiare sugli spostamenti.
Parliamo di tutto questo e cerchiamo di creare un mondo internet positivo e pieno di esempi da seguire.
Common Craft all'Italiana
E' nato notinwords.com, un progetto tutto italiano di video che raccontano delle storie senza parole.
Per certi versi l'idea è simile al già presente e conosciuto commoncraft.com, la differenza, oltre all'italianità, il fatto che not in words non ammette il parlato nei propri video e comunica solamente attraverso le immagini.
La grafica è curata ed accattivante, gli argomenti dei video i più disparati, dalla gravidanza al web 2.0 passando per Lost! Anche in questo differente da Common Craft che invece si focalizza sui temi della tecnologia e del web.
Altro punto di distacco il fatto che i video di not in words non hanno lo scopo di essere delle guide, ma dei video di intrattenimento, fine specificato chiaramente da un cartello all'inizio di ogni video.
E allora diamo il benvenuto a questo esperimento tutto italiano di Paola Pozzessere.
Per certi versi l'idea è simile al già presente e conosciuto commoncraft.com, la differenza, oltre all'italianità, il fatto che not in words non ammette il parlato nei propri video e comunica solamente attraverso le immagini.
La grafica è curata ed accattivante, gli argomenti dei video i più disparati, dalla gravidanza al web 2.0 passando per Lost! Anche in questo differente da Common Craft che invece si focalizza sui temi della tecnologia e del web.
Altro punto di distacco il fatto che i video di not in words non hanno lo scopo di essere delle guide, ma dei video di intrattenimento, fine specificato chiaramente da un cartello all'inizio di ogni video.
E allora diamo il benvenuto a questo esperimento tutto italiano di Paola Pozzessere.
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