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martedì 8 settembre 2009

Che font sei?

Sei un Courier
Come un font da macchina da scrivere su un PC, tu vai fieramente controcorrente. Non sei preoccupata di far conoscere le tue opinioni, e per te, niente è peggio di essere identificati come "convenzionali".


Questo il risultato del simpatico test proposto qui. E voi che font siete?

domenica 12 luglio 2009

Per tutti i neo-crusc, me compresa!


Grazie ad un weekend malaticcio (come si può stare male a luglio, mi domando!) mi sono dedicata alla lettura.

Su suo suggerimento, e non poteva essere altrimenti, mi sono immersa tutta d'un fiato in Val più la pratica di Andrea De Benedetti, sottotitolo: piccola grammatica immorale della lingua italiana.

Posto che, anch'io come scrive all'inizio del libro De Benedetti, ho sempre avuto un debole per la grammatica:
Ditemi pure che sono strano, ma a me da piccolo la grammatica piaceva da morire. Mi piaceva scrivere paginate di coniugazioni verbali, dissezionare nomi e aggettivi al microscopio estraendone radici e desinenze, classificare le parole in articoli, avverbi, e congiunzioni, come altri bambini più sani di me facevano con le farfalle o i fossili.

ho trovato il libro veramente molto scorrevole e ben fatto. Si affrontano la maggior parte delle questioni grammaticali più dibattute: il che polivalente, "lui" e "lei" utilizzati come soggetto, le dislocazioni, gli anacoluti, la scomparsa del congiuntivo, con un piglio simpatico e lievemente irriverente che non ci si aspetta da uno "del mestiere".

Il punto da cui nasce l'idea di De Benedetti di scrivere questo libro è quello di dimostrare ai puristi della lingua, i neo-crusc come li chiama in maniera affettuosa, che forse la nostra lingua italiana non è definitivamente allo sfascio, ma che, essendo una lingua viva, sta semplicemente evolvendo verso nuove forme.

Non nascondo che fra la
[...] legione di insegnanti, vetero puristi e neo-cruscanti impegnati a vario titolo in battaglie quotidiane contro i tanti subdoli nemici che metterebbero a repentaglio la lingua di Dante...
mi ci ritrovavo anch'io, stanca della sciatteria del linguaggio scritto e parlato che esce dai nostri media. Ma leggendo il libro di De Benedetti mi sono resa conto che alcune cose sono a tal punto entrate a far parte della nostra lingua che se dovessi fare proprio la purista probabilmente parlerei, e scriverei, una lingua difficilmente comprensibile e allora sarebbe addirittura peggio!

lunedì 22 giugno 2009

L'economista paga!

In un mondo in cui si grida alla morte dei quotidiani e in generale della carta stampata, e io lo confesso sono fra quelli che gridano, e tutte le più grandi testate internazionali denunciano cali di vendite, c'è chi, invece, se la cava abbastanza bene: è The Economist.

Un lungo ma piacevole articolo di The Atlantic fornisce i dati di vendite del settimanale statunitense e una visione del panorama che si può scorgere oltreoceano.

The Economist non è un giornale di molto diverso dagli altri: i giornalisti che vi scrivono sono ottime penne, ma non più di altri, non offre notizie inedite, la scrittura è buona, ma non più di quella di altre testate. Allora, ci viene da chiederci, cosa rende di The Economist differente dagli altri?

La risposta è la sua capacità di scegliere le notizie, di approfondire i temi e di saperli presentare, anche in modo piacevole, perché si sa, alcuni temi non sono proprio così leggeri e riuscire a renderli accattivanti attraverso grafici, immagini e illustrazioni è una dote non trascurabile.
Complimenti al The Economist e lunga vita... cartacea!