Mi ha stupito e letteralmente lasciato senza parole quello che ho appena letto nell'articolo di Repubblica che presenta il libro-intervista di Tullio De Mauro scritto da Stefano Bartezzaghi.
Il 5% degli italiani non è in grado di capire la frase "Il gatto miagola perché vuole il latte". Il panorama che ci offre De Mauro e che emerge dall'intervista con Erbani non è affatto consolante, anche se di eccellenze italiane ce ne sono.
Ma quello che mi fa riflettere è il perché. Cosa ha portato a questa situazione? Cosa ci sta facendo retrocedere invece di continuare nella strada dell'educazione e della cultura?
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lunedì 8 febbraio 2010
domenica 12 luglio 2009
Per tutti i neo-crusc, me compresa!

Grazie ad un weekend malaticcio (come si può stare male a luglio, mi domando!) mi sono dedicata alla lettura.
Su suo suggerimento, e non poteva essere altrimenti, mi sono immersa tutta d'un fiato in Val più la pratica di Andrea De Benedetti, sottotitolo: piccola grammatica immorale della lingua italiana.
Posto che, anch'io come scrive all'inizio del libro De Benedetti, ho sempre avuto un debole per la grammatica:
Ditemi pure che sono strano, ma a me da piccolo la grammatica piaceva da morire. Mi piaceva scrivere paginate di coniugazioni verbali, dissezionare nomi e aggettivi al microscopio estraendone radici e desinenze, classificare le parole in articoli, avverbi, e congiunzioni, come altri bambini più sani di me facevano con le farfalle o i fossili.
ho trovato il libro veramente molto scorrevole e ben fatto. Si affrontano la maggior parte delle questioni grammaticali più dibattute: il che polivalente, "lui" e "lei" utilizzati come soggetto, le dislocazioni, gli anacoluti, la scomparsa del congiuntivo, con un piglio simpatico e lievemente irriverente che non ci si aspetta da uno "del mestiere".
Il punto da cui nasce l'idea di De Benedetti di scrivere questo libro è quello di dimostrare ai puristi della lingua, i neo-crusc come li chiama in maniera affettuosa, che forse la nostra lingua italiana non è definitivamente allo sfascio, ma che, essendo una lingua viva, sta semplicemente evolvendo verso nuove forme.
Non nascondo che fra la
[...] legione di insegnanti, vetero puristi e neo-cruscanti impegnati a vario titolo in battaglie quotidiane contro i tanti subdoli nemici che metterebbero a repentaglio la lingua di Dante...mi ci ritrovavo anch'io, stanca della sciatteria del linguaggio scritto e parlato che esce dai nostri media. Ma leggendo il libro di De Benedetti mi sono resa conto che alcune cose sono a tal punto entrate a far parte della nostra lingua che se dovessi fare proprio la purista probabilmente parlerei, e scriverei, una lingua difficilmente comprensibile e allora sarebbe addirittura peggio!
sabato 6 giugno 2009
Articoliamo
Gli articoli e le preposizioni articolate sono una risorsa di cui potete anche fare a meno. Questo sì, questo no; evangelicamente. L’unico consiglio: provate ogni tanto a ripetere a memoria tutte le preposizioni semplici da articolare.
Altrimenti rischiate la sindrome di Biancaneve: non ci si ricorda mai di uno dei sette nani e di una delle preposizioni semplici. Sì. Ma quale? Quale?
Ancora una volta ho ceduto al fascino di farmi portare nel mondo della grammatica e della lingua italiana dai Glossorami della Treccani. Ormai sono diventati un'abitudine per testare la mia preparazione e per leggere con gusto leggere spiegazioni di grammatica simpatiche e divertenti.
Il tema dell'ultima prova erano gli articoli determinativi, queste piccole paroline che usiamo prima dei nomi nelle nostre frasi. Molto spesso li usiamo senza accorgercene, ci viene automatico, come istintiva la scelta fra il determinativo e l'indeterminativo, che però ogni tanto richiederebbe un po' più d'attenzione.
Lascio a voi il dolce piacere di immergervi nella prova e di testare l'articolazione della vostra lingua. Divertitevi a leggere, partendo dal titolo: Interessa l'articolo?
domenica 10 maggio 2009
Questione di purismo
Ammetto di essere una purista. Ammetto pure di essere molto intransigente su alcune faccende, al punto da diventare estremista. Ma questo mi sembra decisamente troppo.


Sito tematico della Commissione Europea dedicato all’agricoltura biologica. Leggo nel menu a destra: MESSAGGI CHIAVE E SLOGANS… ho avuto un sussulto.
Il buon De Mauro me lo conferma, se mai la mia intransigenza si fosse acuita fin troppo, slogan è invariabile, ovverosia non cambia forma al plurale. E allora, miei cari redattori del sito tematico della Commissione Europea, perché scrivere sloganS? Che oltre ad essere scorretto è pure brutto?
Che sia una svista da un copia incolla dalla versione inglese?
Il buon De Mauro me lo conferma, se mai la mia intransigenza si fosse acuita fin troppo, slogan è invariabile, ovverosia non cambia forma al plurale. E allora, miei cari redattori del sito tematico della Commissione Europea, perché scrivere sloganS? Che oltre ad essere scorretto è pure brutto?
Che sia una svista da un copia incolla dalla versione inglese?
domenica 8 marzo 2009
La snellezza tutta inglese
In questi giorni mi è capitato di dover tradurre dei testi tecnici dall'italiano all'inglese. Era un po' che non mi dedicavo alla traduzione ed è stato come al solito un'attività stimolante.
La cosa che maggiormente mi piace della traduzione è il trovare il significato di una frase, il rivoltarla completamente dal punto di vista linguistico grammaticale e tradurla. Mi piace fare tutto ciò con il dizionario dei sinonimi e dei contrari alla mano e con tanta fantasia in mente.
Constatavo come l'inglese è così preciso pur essendo generico. E' molto meno ricco di sinonimi e verrebbe da dire di sfumature, eppure ogni parola inserita nel giusto contesto acquisisce il giusto significato e il giusto peso. Mentre l'italiano a volte, soprattutto nelle scritture aziendali, è ampolloso, ridondante e pesante, l'inglese è sempre scorrevole e snello.
La cosa che maggiormente mi piace della traduzione è il trovare il significato di una frase, il rivoltarla completamente dal punto di vista linguistico grammaticale e tradurla. Mi piace fare tutto ciò con il dizionario dei sinonimi e dei contrari alla mano e con tanta fantasia in mente.
Constatavo come l'inglese è così preciso pur essendo generico. E' molto meno ricco di sinonimi e verrebbe da dire di sfumature, eppure ogni parola inserita nel giusto contesto acquisisce il giusto significato e il giusto peso. Mentre l'italiano a volte, soprattutto nelle scritture aziendali, è ampolloso, ridondante e pesante, l'inglese è sempre scorrevole e snello.
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mercoledì 25 febbraio 2009
Etimologia delle parole
Per fortuna che esiste la Treccani!
Dopo il test sugli accenti ecco il nuovo test sull’etimologia delle parole. La storia delle parole, della loro origine è qualcosa che mi ha sempre affascinato molto: la loro derivazione, i mutamenti di significato, le assonanze e le similitudini che conducono una parola a diventare quella che utilizziamo tutti i giorni.
Oltre alla curiosità la Treccani regala anche tanta simpatia nelle opzioni da scegliere, corredata da professionalità nella spiegazione delle risposte. Testi da leggere solo per piacere anche se non si ha voglia di fare il questionario.
Dopo il test sugli accenti ecco il nuovo test sull’etimologia delle parole. La storia delle parole, della loro origine è qualcosa che mi ha sempre affascinato molto: la loro derivazione, i mutamenti di significato, le assonanze e le similitudini che conducono una parola a diventare quella che utilizziamo tutti i giorni.
Oltre alla curiosità la Treccani regala anche tanta simpatia nelle opzioni da scegliere, corredata da professionalità nella spiegazione delle risposte. Testi da leggere solo per piacere anche se non si ha voglia di fare il questionario.
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