Da quando ho iniziato ad usarli trovo gli RSS reader davvero pratici e veloci per la consultazione delle novità che arrivano dalla rete: non c'è bisogno di connettersi a più siti internet e in una sola schermata si ha subito sott'occhio la nostra piccola parte di web a cui siamo affezionati.
Spesso però questa modalità di consultazione ci nasconde dei tesori nascosti. Attraverso i reader, infatti, non scopriamo se il nostro blog preferito ha cambiato grafica, disposizione dei contenuti o se sono state aggiunte delle pagine statiche.
A me è capitato di conoscere alcuni blog o siti attraverso gli "elementi consigliati" del mio reader e magari non so nemmeno che "faccia" abbiano nella realtà perché li seguo solo ed esclusivamente tramite feed. Perciò, alle volte, si fanno delle scoperte interessanti che mettono di buon umore.
Ultimamente navigando direttamente su uno dei blog che seguo ho scoperto ha una piccola sezione dedicata agli e-book davvero interessante e utile. Nel web non si smette mai di far scoperte!
P.S. Oggi dopo mesi il mio RSS reader segna (2)
Visualizzazione post con etichetta internet. Mostra tutti i post
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martedì 25 gennaio 2011
lunedì 24 gennaio 2011
Problemi di connessione
No, no, no, non si tratta di pigrizia, né tanto meno ho finito le cose da dire... il problema è che ho cambiato casa e avere un collegamento ad internet decente nel 2011 sembra un'impresa titanica.
Al momento credo di aver risolto, almeno temporaneamente, il problema. Nei prossimi giorni aspettatevi una valanga di post arretrati! ;)
Al momento credo di aver risolto, almeno temporaneamente, il problema. Nei prossimi giorni aspettatevi una valanga di post arretrati! ;)
venerdì 5 marzo 2010
Come perdere l'occasione
Qualche giorno fa un'amica mi chiede: "Tu che sei così tecnologica potresti cercare in quali negozi si vende la marca XXX?". Lì per lì mi sono un po' stupita, mi sembrava una richiesta piuttosto semplice che non richiedesse capacità tecnologiche così avanzate. Insomma, si va su Google e si fa una ricerca, sembrava tranquillamente alla portata della mia amica e ho pensato che semplicemente non avesse il tempo di farlo.
Inizio allora la mia ricerca. Scopro subito che il nome della marca, con accenti e trattini, crea qualche problema di reperimento, ma con due query arrivo al sito ufficiale. Sito in flash completamente irreperibile dai motori di ricerca e non visibile con l'i-phone, ma è una marca di abbigliamento... diciamo che ci può stare.
Curioso un po' nel sito, bella però questa marca! Quasi, quasi, appena scopro dove la vendono vado a farci un salto assieme alla mia amica e già che ci sono lo dico anche ad altre 2 amiche che apprezzano questo stile - e siamo a 4 persone potenzialmente interessate, attenzione!
Continuo a navigare e cerco una sezione Rivenditori che non trovo. Provo allora con la sezione Corporate, niente neppure lì. Faccio un ultimo tentativo con Contacts dove trovo solo i contatti della sede centrale e nessun indirizzo email. Comincio a pensare che forse vogliono rimanere un marchio di nicchia.
Ritorno su Google e trovo numerosi forum in cui donne colpite da questo marchio - che a quanto apprendo nella stagione 2007 ha organizzato un'ampia campagna pubblicitaria con una nota soubrette come testimonial, il che significa che forse l'ipotesi del mercato di nicchia non regge - cercano disperatamente notizie su dove poterne acquistare i capi. Quindi oltre a me e alle mie 3 amiche siamo in tante a cercare un negozio che venda questo marchio.
Scopro poi una pagina su Facebook che mi fa esclamare: "Ok, forse ritengono i social network più utili del sito web, io sfrutterei entrambi, visto che ci sono, ma può essere una scelta". Ci clicco su e invece scopro che si tratta di un altro marchio, sempre di abbigliamento, ma che non c’entra proprio nulla con quello che cerco.
Frugando nel web trovo allora delle testimonianze di persone che più volte hanno tentato di mettersi in contatto con l'azienda, via mail e telefono, per ottenere informazioni sui rivenditori e non sono mai riuscite a ottenere una risposta.
E il numero delle persone interessate si allarga, le opportunità di vendita per il marchio pure, ma le conversioni in acquisto no! Come si fa a perdere una tale occasione? Ma soprattutto come si fa ad investire in campagne pubblicitarie molto costose per poi non farsi trovare dai consumatori?
Stremata e amareggiata da questa ricerca ho ripensato al perché la mia amica si fosse rivolta a me dicendomi "Tu che sei così tecnologica…", per forza, nemmeno la più geek delle girl può riuscire nella ricerca di contenuti che non sono pubblicati!
P.S. Navigando ho anche scoperto che è online la versione inglese del vecchio sito web con le foto della campagna pubblicitaria e con il vecchio logo dell'azienda. Se non avessi riconosciuto la soubrette avrei detto che si trattava di un marchio omonimo!
Inizio allora la mia ricerca. Scopro subito che il nome della marca, con accenti e trattini, crea qualche problema di reperimento, ma con due query arrivo al sito ufficiale. Sito in flash completamente irreperibile dai motori di ricerca e non visibile con l'i-phone, ma è una marca di abbigliamento... diciamo che ci può stare.
Curioso un po' nel sito, bella però questa marca! Quasi, quasi, appena scopro dove la vendono vado a farci un salto assieme alla mia amica e già che ci sono lo dico anche ad altre 2 amiche che apprezzano questo stile - e siamo a 4 persone potenzialmente interessate, attenzione!
Continuo a navigare e cerco una sezione Rivenditori che non trovo. Provo allora con la sezione Corporate, niente neppure lì. Faccio un ultimo tentativo con Contacts dove trovo solo i contatti della sede centrale e nessun indirizzo email. Comincio a pensare che forse vogliono rimanere un marchio di nicchia.
Ritorno su Google e trovo numerosi forum in cui donne colpite da questo marchio - che a quanto apprendo nella stagione 2007 ha organizzato un'ampia campagna pubblicitaria con una nota soubrette come testimonial, il che significa che forse l'ipotesi del mercato di nicchia non regge - cercano disperatamente notizie su dove poterne acquistare i capi. Quindi oltre a me e alle mie 3 amiche siamo in tante a cercare un negozio che venda questo marchio.
Scopro poi una pagina su Facebook che mi fa esclamare: "Ok, forse ritengono i social network più utili del sito web, io sfrutterei entrambi, visto che ci sono, ma può essere una scelta". Ci clicco su e invece scopro che si tratta di un altro marchio, sempre di abbigliamento, ma che non c’entra proprio nulla con quello che cerco.
Frugando nel web trovo allora delle testimonianze di persone che più volte hanno tentato di mettersi in contatto con l'azienda, via mail e telefono, per ottenere informazioni sui rivenditori e non sono mai riuscite a ottenere una risposta.
E il numero delle persone interessate si allarga, le opportunità di vendita per il marchio pure, ma le conversioni in acquisto no! Come si fa a perdere una tale occasione? Ma soprattutto come si fa ad investire in campagne pubblicitarie molto costose per poi non farsi trovare dai consumatori?
Stremata e amareggiata da questa ricerca ho ripensato al perché la mia amica si fosse rivolta a me dicendomi "Tu che sei così tecnologica…", per forza, nemmeno la più geek delle girl può riuscire nella ricerca di contenuti che non sono pubblicati!
P.S. Navigando ho anche scoperto che è online la versione inglese del vecchio sito web con le foto della campagna pubblicitaria e con il vecchio logo dell'azienda. Se non avessi riconosciuto la soubrette avrei detto che si trattava di un marchio omonimo!
venerdì 26 febbraio 2010
Cultura Senza Barriere - the days after 2
Come promesso posto altre riflessioni.
Ho notato come oramai nell'era delle informazioni facilmente reperibili grazie alla rete è sempre più difficile, per chi tiene un seminario, un corso o una lezione trovare qualcosa di veramente interessante da dire.
Il pubblico è preparatissimo - e non parlo di me, sia chiaro - e molto partecipativo, non si lascia sfuggire nulla e non è tanto facile da incantare. Un bravo relatore, oltre ad avere una buona capacità oratoria e presenza scenica, deve donare qualcosa di concreto al suo pubblico. E' essenziale, per chi ascolta, portarsi a casa qualcosa da poter subito mettere in pratica ed utilizzare.
Contenuti, contenuti e contenuti. Queste sono le parole chiave che a mio parere fanno funzionare seminari, workshop, ma in generale anche il mondo della rete in generale. Le persone ricercano la conoscenza e sono stanche del fumo e diventa sempre più difficile accontentarle perché la mole di contenuti e di informazioni gratuite presente sulla rete è davvero molto ampia.
La sfida del futuro diventerà allora la catalogazione e la raccolta. O forse è solo la sfida del presente.
Ho notato come oramai nell'era delle informazioni facilmente reperibili grazie alla rete è sempre più difficile, per chi tiene un seminario, un corso o una lezione trovare qualcosa di veramente interessante da dire.
Il pubblico è preparatissimo - e non parlo di me, sia chiaro - e molto partecipativo, non si lascia sfuggire nulla e non è tanto facile da incantare. Un bravo relatore, oltre ad avere una buona capacità oratoria e presenza scenica, deve donare qualcosa di concreto al suo pubblico. E' essenziale, per chi ascolta, portarsi a casa qualcosa da poter subito mettere in pratica ed utilizzare.
Contenuti, contenuti e contenuti. Queste sono le parole chiave che a mio parere fanno funzionare seminari, workshop, ma in generale anche il mondo della rete in generale. Le persone ricercano la conoscenza e sono stanche del fumo e diventa sempre più difficile accontentarle perché la mole di contenuti e di informazioni gratuite presente sulla rete è davvero molto ampia.
La sfida del futuro diventerà allora la catalogazione e la raccolta. O forse è solo la sfida del presente.
lunedì 22 febbraio 2010
Cultura Senza Barriere 2010 - the days after 1
Come mi auguravo qualche post fa sono riuscita ad essere a Cultura Senza Barriere. Sono stati tre giorni davvero rinfrancanti che mi hanno lasciato piccoli regali che ora non vedo l'ora di mettere in pratica. Oggi però vorrei approfondire una mia "deformazione professionale", se vogliamo chiamarla così.
Influenzata dal fatto che nell'ultimo periodo sopra la mia scrivania sosta Presentation Zen, ho prestato una particolare attenzione alle slide utilizzate durante gli interventi (ovviamente non me li sono goduti tutti) e ho notato che, tranne qualche caso illuminato, impera ancora il concetto di slide come supporto per l'oratore e non come strumento utile per l'uditore.
Principalmente ho visto che:
Oggi chiudo qui, ma nei prossimi giorni posterò nuovi spunti.
Influenzata dal fatto che nell'ultimo periodo sopra la mia scrivania sosta Presentation Zen, ho prestato una particolare attenzione alle slide utilizzate durante gli interventi (ovviamente non me li sono goduti tutti) e ho notato che, tranne qualche caso illuminato, impera ancora il concetto di slide come supporto per l'oratore e non come strumento utile per l'uditore.
Principalmente ho visto che:
- gli interventi peggiori sono stati quelli in cui le slide erano zeppe di testo, oltre che bruttine, e venivano lette pari pari dai relatori... ma se è così me lo posso leggere da me!
- il verde acido va un sacco
- il courier new pure e fa anche un bell'effetto
- continuano ad andare di moda le mappe della metro come rappresentazione grafica di processi
- lo storytelling funziona benissimo anche per le presentazioni e non solo per le brochure
- le belle slide in stile Presentation Zen sono efficaci e veloci da recepire, ma a lungo andare sono un po' tutte uguali; bisogna davvero essere originali e puntare su qualche effetto inaspettato
- potete trasformare le vostre slide in 12 formati, tutti compatibili con qualsiasi tipo di sistema operativo, pc, palmare, ecc., ma se per caso non funziona l'hardware... beh, preparatevi a raccontare qualcosa di intelligente ed interessante anche senza le vostre slide.
Oggi chiudo qui, ma nei prossimi giorni posterò nuovi spunti.
martedì 2 febbraio 2010
Visibilità e potere attrattivo delle aziende sul web

Questo è il sottotitolo del workshop gratuito Business, marketing e reputazione on-line al tempo dei social media che si terrà presso la sede di Unindustria Treviso giovedì 4 febbraio 2010.
Spero tanto di esserci.
giovedì 7 gennaio 2010
L'anno dei colori
Quest'anno, lo sento, dev'essere l'anno dei colori. Due piccole coincidenze me lo indicano.
La scorsa settimana ho aiutato un'amica a trovare un libro che stava cercando disperatamente e che si intitola "Il piccolo libro dei colori", mi sono incuriosita e ho dato un'occhiata a i contenuti e sembrava interessante, tant'è che l'ho già chiesto in prestito.
Oggi invece mi imbatto in questo piccolo capolavoro. Ad ogni colore viene dato il proprio spazio, la propria personalità e la propria storia. Partite dalla porta 202.
La scorsa settimana ho aiutato un'amica a trovare un libro che stava cercando disperatamente e che si intitola "Il piccolo libro dei colori", mi sono incuriosita e ho dato un'occhiata a i contenuti e sembrava interessante, tant'è che l'ho già chiesto in prestito.
Oggi invece mi imbatto in questo piccolo capolavoro. Ad ogni colore viene dato il proprio spazio, la propria personalità e la propria storia. Partite dalla porta 202.
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mercoledì 6 gennaio 2010
Aguzzate la vista

Cercate tutte le differenze delle due immagini e scoprirete come Mozilla ha deciso di rinnovare la sua volpe. Questo e altri interessanti esempi sono segnalati da smashingapps. Dateci un'occhiata.
lunedì 28 dicembre 2009
Per quelli del web

Anche quest'anno A List Apart propone il proprio sondaggio sulle professionalità legate al web.
Anche se nell'ultimo anno non sono più esclusivamente una professionista del web non ho saputo resistere alla tentazione di partecipare.
Il titolo recita "Il sondaggio per le persone che creano siti web" nella realtà questa generica descrizione ragruppa di tutto un po': sviluppatori, grafici, scrittori, editor e chi più ne ha più ne metta. Vista questa vaghezza mi ci sono comunque vista dentro.
Io l'ho fatto e dovresti farlo anche tu!
martedì 13 ottobre 2009
Conferenze e blog
Ottimi i consigli di Ethan Zuckerman, blogger statunitense e fondatore di Global Voices, e Bruno Giussani, responsabile per l’Europa delle Ted conference per i blogger che vogliono aggiornare il loro blog in diretta durante una conferenza.
Il manuale, 3 paginette leggere con delle belle illustrazioni, è un concentrato di consigli suddivisi per argomento: gli errori, la collaborazione, la digestione e rielaborazione dei pensieri, i link, i tag, le tempistiche, gli strumenti, il posto in cui scrivere, la preparazione, le citazioni, il pubblico, i contenuti, i software, gli speaker e lo stile.
Un ottimo aiuto, concentrato, piacevole e ben scritto. Buona lettura.
Il manuale, 3 paginette leggere con delle belle illustrazioni, è un concentrato di consigli suddivisi per argomento: gli errori, la collaborazione, la digestione e rielaborazione dei pensieri, i link, i tag, le tempistiche, gli strumenti, il posto in cui scrivere, la preparazione, le citazioni, il pubblico, i contenuti, i software, gli speaker e lo stile.
Un ottimo aiuto, concentrato, piacevole e ben scritto. Buona lettura.
martedì 14 luglio 2009
martedì 7 luglio 2009
Perché cinguettare?
E' un po' che ce l'ho in cantiere questo post, ma poi per una cosa o per l'altra non l'ho mai finito. Vediamo se ce la posso fare oggi.
Tutto nasce da un articolo di Repubblica che qualche tempo fa ha attirato la mia attenzione. In realtà forse non nasce dall'articolo. No, ripensandoci questo post nasce da un mio pensiero, un pensiero di quelli un po' sfuggenti, un po'... latenti ecco. Quei pensieri che ti salgono alla mente ma che poi non si completano, restano un po' sospesi finché non arriva uno stimolo esterno che te lo ricorda.
E poi, dopo Repubblica, arriva anche Internazionale, che di solito leggo online e che quella settimana ho deciso di comprare in edicola. Lo prendo distrattamente e dò un'occhiata alla copertina e c'è lui, l'uccellino in questione.
Parlo di Twitter, questo fenomeno che sembra dover soppiantare a breve facebook e diventare il nuovo fenomeno di internet. Forse in America è già così, da noi non ancora.
Ho pensato tante volte di iscrivermi, sono sempre curiosa di esplorare nuove cose, ma poi rifletto e penso: non c'è nessuno dei miei amici su Twitter, perché dovrei condividere i miei pensieri con dei perfetti sconosciuti? Certo non c'era nessuno dei miei amici nemmeno quando mi sono iscritta a facebook e tutto sommato forse era più divertente quando non c'era nessuno!
Comunque non è questo il punto. Quello che ha scatenato le mie riflessioni è la voglia di comunicare in velocità che si sta diffondendo. Forse una conseguenza del nostro stile di vita sempre più frenetico e veloce, forse la comodità di poter trasmettere messaggi tempestivi e di farli circolare in un batter d'ali. Penso a Teheran, alla voglia di comunicare al mondo quello che sta succedendo, ma la necessità, il bisogno di farlo subito, immediatamente, pensando che un solo minuto in più sia già troppo tardi. Allora cinguettare ha un senso, far uscire quello che si ha dentro e condividerlo con gli altri diventa importante, indispensabile.
Eh, già, drammaticamente insostituibile.
Tutto nasce da un articolo di Repubblica che qualche tempo fa ha attirato la mia attenzione. In realtà forse non nasce dall'articolo. No, ripensandoci questo post nasce da un mio pensiero, un pensiero di quelli un po' sfuggenti, un po'... latenti ecco. Quei pensieri che ti salgono alla mente ma che poi non si completano, restano un po' sospesi finché non arriva uno stimolo esterno che te lo ricorda.
E poi, dopo Repubblica, arriva anche Internazionale, che di solito leggo online e che quella settimana ho deciso di comprare in edicola. Lo prendo distrattamente e dò un'occhiata alla copertina e c'è lui, l'uccellino in questione.
Parlo di Twitter, questo fenomeno che sembra dover soppiantare a breve facebook e diventare il nuovo fenomeno di internet. Forse in America è già così, da noi non ancora.
Ho pensato tante volte di iscrivermi, sono sempre curiosa di esplorare nuove cose, ma poi rifletto e penso: non c'è nessuno dei miei amici su Twitter, perché dovrei condividere i miei pensieri con dei perfetti sconosciuti? Certo non c'era nessuno dei miei amici nemmeno quando mi sono iscritta a facebook e tutto sommato forse era più divertente quando non c'era nessuno!
Comunque non è questo il punto. Quello che ha scatenato le mie riflessioni è la voglia di comunicare in velocità che si sta diffondendo. Forse una conseguenza del nostro stile di vita sempre più frenetico e veloce, forse la comodità di poter trasmettere messaggi tempestivi e di farli circolare in un batter d'ali. Penso a Teheran, alla voglia di comunicare al mondo quello che sta succedendo, ma la necessità, il bisogno di farlo subito, immediatamente, pensando che un solo minuto in più sia già troppo tardi. Allora cinguettare ha un senso, far uscire quello che si ha dentro e condividerlo con gli altri diventa importante, indispensabile.
"Quando abbiamo introdotto il concetto di Twitter lo abbiamo fatto con i nostri amici, che a loro volta hanno invitato i loro amici. E tutti pensavamo che fosse un sistema divertente per essere iper-connessi con la famiglia, con gli amici o con persone care, per essere costantemente in contatto con loro in tempo reale. È ovvio che oggi non sia più così. Quando hai aggiornamenti che arrivano da ogni parte del mondo da milioni di occhi e orecchie che ti raccontano quello che hanno visto e sentito, in un unico flusso in tempo reale, capisci bene che lo strumento che hai creato ha preso una direzione completamente diversa. È uno strumento che si connette alla vita vera di milioni di persone, e che in occasioni come quella delle proteste in Iran diventa uno strumento democratico, drammaticamente insostituibile".
Eh, già, drammaticamente insostituibile.
giovedì 25 giugno 2009
Urgenza slide
C'è bisogno urgente di una presentazione in power point e voi siete fuori ufficio e con un pc che non ha installato power point?Niente paura, la soluzione è dietro l'angolo.
C'è 280slides un ottimo strumento per creare slide in power point direttamente dal web e poi poterle condividere pubblicandole su slide share, inviandole via mail o creando un permanent link dal quale scaricare il documento.
Le funzionalità sono più o meno le stesse di power point e il risultato identico, le slide si possono poi scaricare in power point, versioni 2007, 97-2004, Open Document o pdf.
L'interfaccia è molto mac inspired, appena arrivata credevo si fosse aperto iPhoto, quindi pulita, semplice e intuitiva oltre, ovviamente, ad essere piacevole per l'occhio.
Non possiamo pensare di sostituire così facilmente power point, ma in caso di bisogno esiste l'alternativa web based. Buone slide!
C'è 280slides un ottimo strumento per creare slide in power point direttamente dal web e poi poterle condividere pubblicandole su slide share, inviandole via mail o creando un permanent link dal quale scaricare il documento.
Le funzionalità sono più o meno le stesse di power point e il risultato identico, le slide si possono poi scaricare in power point, versioni 2007, 97-2004, Open Document o pdf.
L'interfaccia è molto mac inspired, appena arrivata credevo si fosse aperto iPhoto, quindi pulita, semplice e intuitiva oltre, ovviamente, ad essere piacevole per l'occhio.
Non possiamo pensare di sostituire così facilmente power point, ma in caso di bisogno esiste l'alternativa web based. Buone slide!
lunedì 22 giugno 2009
L'economista paga!
In un mondo in cui si grida alla morte dei quotidiani e in generale della carta stampata, e io lo confesso sono fra quelli che gridano, e tutte le più grandi testate internazionali denunciano cali di vendite, c'è chi, invece, se la cava abbastanza bene: è The Economist.
Un lungo ma piacevole articolo di The Atlantic fornisce i dati di vendite del settimanale statunitense e una visione del panorama che si può scorgere oltreoceano.
The Economist non è un giornale di molto diverso dagli altri: i giornalisti che vi scrivono sono ottime penne, ma non più di altri, non offre notizie inedite, la scrittura è buona, ma non più di quella di altre testate. Allora, ci viene da chiederci, cosa rende di The Economist differente dagli altri?
La risposta è la sua capacità di scegliere le notizie, di approfondire i temi e di saperli presentare, anche in modo piacevole, perché si sa, alcuni temi non sono proprio così leggeri e riuscire a renderli accattivanti attraverso grafici, immagini e illustrazioni è una dote non trascurabile.
Complimenti al The Economist e lunga vita... cartacea!
Un lungo ma piacevole articolo di The Atlantic fornisce i dati di vendite del settimanale statunitense e una visione del panorama che si può scorgere oltreoceano.
The Economist non è un giornale di molto diverso dagli altri: i giornalisti che vi scrivono sono ottime penne, ma non più di altri, non offre notizie inedite, la scrittura è buona, ma non più di quella di altre testate. Allora, ci viene da chiederci, cosa rende di The Economist differente dagli altri?
La risposta è la sua capacità di scegliere le notizie, di approfondire i temi e di saperli presentare, anche in modo piacevole, perché si sa, alcuni temi non sono proprio così leggeri e riuscire a renderli accattivanti attraverso grafici, immagini e illustrazioni è una dote non trascurabile.
Complimenti al The Economist e lunga vita... cartacea!
lunedì 8 giugno 2009
La cura del cliente
L'altro giorno mi sono iscritta ad istockphoto.com e ho acquistato alcune foto. Ero di fretta e ho constatato che il meccanismo di iscrizione, acquisto dei crediti e download delle foto si è adeguato perfettamente alle mie esigenze: in meno di 5 minuti avevo le foto sul mio desktop.
Sempre presa dalla fretta non ho fatto molto caso a questo particolare. Fino a sta mattina, quando trovo nella mia casella di posta una email di Andrea Santini, responsabile comunicazione iStockphoto Italia (proprio dal suo account personale) che mi dà il benvenuto e mi illustra con semplicità e precisione, caratteristiche rare da ritrovare in comunicazioni "d'ufficio", tutte le funzionalità del sito.
Poi per curiosità ho cercato Andrea Santini su internet (ebbene sì, l'ho gogglato) e ho scoperto che ha un account su twitter in cui settimanalmente mette a disposizione gratuitamente foto, immagini e video presenti sul sito.
Tempo di fare questa ricerca e mi arriva via mail la richiesta di amicizia su Facebook da parte di iStockphoto.
Tutta questa attenzione mi disorienta...
Dal punto di vista dell'azienda procedura ineceppepibile, se ogni cliente viene trattato così credo che ci sia una persona che non fa altro dal mattino alla sera, dal punto di vista del cliente un minimo di apprensione questa attenzione la suscita.
Sempre presa dalla fretta non ho fatto molto caso a questo particolare. Fino a sta mattina, quando trovo nella mia casella di posta una email di Andrea Santini, responsabile comunicazione iStockphoto Italia (proprio dal suo account personale) che mi dà il benvenuto e mi illustra con semplicità e precisione, caratteristiche rare da ritrovare in comunicazioni "d'ufficio", tutte le funzionalità del sito.
Poi per curiosità ho cercato Andrea Santini su internet (ebbene sì, l'ho gogglato) e ho scoperto che ha un account su twitter in cui settimanalmente mette a disposizione gratuitamente foto, immagini e video presenti sul sito.
Tempo di fare questa ricerca e mi arriva via mail la richiesta di amicizia su Facebook da parte di iStockphoto.
Tutta questa attenzione mi disorienta...
Dal punto di vista dell'azienda procedura ineceppepibile, se ogni cliente viene trattato così credo che ci sia una persona che non fa altro dal mattino alla sera, dal punto di vista del cliente un minimo di apprensione questa attenzione la suscita.
mercoledì 3 giugno 2009
Pierrando con Twitter
Ottima la guida su come usare Twitter nelle PR, messa a disposizione gratuitamente da Ragan.com.
Da leggere tutta d'un fiato... cinguettando, ovviamente!
Da leggere tutta d'un fiato... cinguettando, ovviamente!
lunedì 18 maggio 2009
L'effetto di una donna
Purtroppo l'ho scoperto solo ora, ma come si dice di solito, non è mai troppo tardi.
Oltre alla causa, della quale parlerò in qualche altro post, vorrei farvi notare la cura nel comunicare questo argomento. La forza delle sole parole che appaiono inseguendosi in una danza fatta di dimensioni, colori e spostamenti nello spazio. Il ritmo di una musica che va in crescendo. La semplicità di un linguaggio che incanta e rapisce.
Oltre alla causa, della quale parlerò in qualche altro post, vorrei farvi notare la cura nel comunicare questo argomento. La forza delle sole parole che appaiono inseguendosi in una danza fatta di dimensioni, colori e spostamenti nello spazio. Il ritmo di una musica che va in crescendo. La semplicità di un linguaggio che incanta e rapisce.
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giovedì 14 maggio 2009
eccoci qua! cascati come pere cotte.
Il 29 marzo 2009 muore il noto compositore francese Maurice Jarre, padre di Jean-Michel Jarre ed autore di storiche colonne sonore. Subito i media sono a caccia di informazioni sul personaggio e Shane Fitzgerald, 22 anni, irlandese, decide di provarci, a scherzare con l'informazione.
«Potrei dire che la mia stessa vita sia stata una lunga colonna sonora. La musica è stata la mia vita, la musica mi ha dato da vivere, ed è grazie alla musica che verrò ricordato quando lascerò questa vita. Quando morirò ci sarà un valzer che suonerà nella mia testa, e soltanto io lo potrò ascoltare».
Scrive il goliardico ragazzo su Wikipedia e sta a guardare. In men che non si dica la citazione si diffonde su blog, siti web, fino ad arrivare ai grandi dell'editoria: Guardian, London Independent, BBC Music Magazine, giornali australiani ed indiani ed altri ancora.
Nessuno ovviamente cita la fonte da cui trae questa frase senza dubbio poetica, né tantomeno si preoccupa di verificarne l'autenticità. Probabilmente non saremo qui a parlarne se Shane non fosse uscito allo scoperto scrivendo una mail ai principali giornali burlati. Lo stupore del ragazzo è pari a quello dei beffati, non si aspettava di certo che il suo scherzo avesse un palcoscenico così ampio.
Io rimango a guardare. A guardare come i giornalisti continuano a scagliarsi contro Wikipedia e alla sua imprecisa e non affidabile informazione, mentre nel frattempo ne traggono frasi a piene mani senza citarne la fonte (che poi in questo caso sarebbe stato un vantaggio per loro).
Wikipedia però le esplicita le sue imprecisioni e le sue inaffidabilità. I giornali solitamente, no.
«Potrei dire che la mia stessa vita sia stata una lunga colonna sonora. La musica è stata la mia vita, la musica mi ha dato da vivere, ed è grazie alla musica che verrò ricordato quando lascerò questa vita. Quando morirò ci sarà un valzer che suonerà nella mia testa, e soltanto io lo potrò ascoltare».
Scrive il goliardico ragazzo su Wikipedia e sta a guardare. In men che non si dica la citazione si diffonde su blog, siti web, fino ad arrivare ai grandi dell'editoria: Guardian, London Independent, BBC Music Magazine, giornali australiani ed indiani ed altri ancora.
Nessuno ovviamente cita la fonte da cui trae questa frase senza dubbio poetica, né tantomeno si preoccupa di verificarne l'autenticità. Probabilmente non saremo qui a parlarne se Shane non fosse uscito allo scoperto scrivendo una mail ai principali giornali burlati. Lo stupore del ragazzo è pari a quello dei beffati, non si aspettava di certo che il suo scherzo avesse un palcoscenico così ampio.
Io rimango a guardare. A guardare come i giornalisti continuano a scagliarsi contro Wikipedia e alla sua imprecisa e non affidabile informazione, mentre nel frattempo ne traggono frasi a piene mani senza citarne la fonte (che poi in questo caso sarebbe stato un vantaggio per loro).
Wikipedia però le esplicita le sue imprecisioni e le sue inaffidabilità. I giornali solitamente, no.
domenica 10 maggio 2009
Questione di purismo
Ammetto di essere una purista. Ammetto pure di essere molto intransigente su alcune faccende, al punto da diventare estremista. Ma questo mi sembra decisamente troppo.


Sito tematico della Commissione Europea dedicato all’agricoltura biologica. Leggo nel menu a destra: MESSAGGI CHIAVE E SLOGANS… ho avuto un sussulto.
Il buon De Mauro me lo conferma, se mai la mia intransigenza si fosse acuita fin troppo, slogan è invariabile, ovverosia non cambia forma al plurale. E allora, miei cari redattori del sito tematico della Commissione Europea, perché scrivere sloganS? Che oltre ad essere scorretto è pure brutto?
Che sia una svista da un copia incolla dalla versione inglese?
Il buon De Mauro me lo conferma, se mai la mia intransigenza si fosse acuita fin troppo, slogan è invariabile, ovverosia non cambia forma al plurale. E allora, miei cari redattori del sito tematico della Commissione Europea, perché scrivere sloganS? Che oltre ad essere scorretto è pure brutto?
Che sia una svista da un copia incolla dalla versione inglese?
martedì 31 marzo 2009
Trasformare pdf in word
Trovato in rete un eccellente strumento per trasformare i file pdf in file word.
Niente più scomodi copia incolla e risultato completo visto che il file word che si ottiene mantiene intatto il layout grafico dl file pdf.
Niente più scomodi copia incolla e risultato completo visto che il file word che si ottiene mantiene intatto il layout grafico dl file pdf.
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