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venerdì 2 luglio 2010

Video chat per la nonna

Leggo oggi dal blog di Gmail che è stata creata una guida alla video chat di Gmail per le nonne.

L'idea è effettivamente azzeccata: in famiglia chi più delle nonne ha piacere di mantenere i contatti con figli, nipoti, cugini, secondi cugini e qualsiasi altra specie di parente di cui non si conosceva nemmeno l'esistenza? Al giorno d'oggi poi le famiglie sono anche più sparpagliate rispetto al passato e non serve abitare in un continente grande come l'America per sentire il bisogno anche di vedere qualcuno e non solo di sentirlo per telefono. Ecco allora che Google prepara un semplice e divertente video per spiegare alle nostre nonne come si video chatta.

Oltre ad aver centrato il problema, ad aver identificato questo specifico cluster di utenti (le nonne, appunto) e ad aver creato una guida semplice ed efficace (anche se, se dovessi immaginare mia nonna, un minimo di supporto è necessario) i ragazzi di Google hanno fatto un ottimo lavoro di comunicazione.

Il video è simpatico, semplice, con un simpatico personaggio nonna che si presta bene a diventare il protagonista di altri episodi della serie. Il linguaggio è il classico plain English e la grafica è essenziale: colori ben distinguibili, parole scritte in grande, animazione che non disturba e facilita la comprensione. Direttamente dal video, con il semplice click è possibile scaricare la guida in formato pdf, creare un account Gmail o scaricare il plug-in necessario per attivare la video chat.

La guida in pdf riprende la grafica del video e il linguaggio semplice, elenca in maniera veloce tutti i passaggi necessari per iniziare una video chat. Inoltre contiene un piccolo box che riepiloga i passaggi e in cui si possono inserire i dati di accesso alla chat da tagliare e tenere vicino al proprio PC.

venerdì 23 aprile 2010

Il regalo di Seth

Seth Godin ci regala 45 minuti delle sue parole registrate la scorsa settimana durante una lezione a New York. Un regalo che non mi lascierei sfuggire.

Scarica la lezione di Seth

giovedì 22 aprile 2010

Due punti

Noto con molta amarezza che i due punti ormai non se li ricorda più nessuno, soprattutto i titolisti dei giornali. Non vale sostituirli con la virgola, l'effetto non è lo stesso, ve lo assicuro.

I due punti sono un respiro prima dell'apnea: trattengo il fiato per dire una cosa molto importante di tutto quello che ho detto prima, oppure per chiarirlo e fugare ogni dubbio. La virgola, invece, da ritmo, ma non aggiunge quel pizzico di interesse che rende i due punti così accattivanti. Ricordatevelo.

venerdì 5 marzo 2010

Come perdere l'occasione

Qualche giorno fa un'amica mi chiede: "Tu che sei così tecnologica potresti cercare in quali negozi si vende la marca XXX?". Lì per lì mi sono un po' stupita, mi sembrava una richiesta piuttosto semplice che non richiedesse capacità tecnologiche così avanzate. Insomma, si va su Google e si fa una ricerca, sembrava tranquillamente alla portata della mia amica e ho pensato che semplicemente non avesse il tempo di farlo.

Inizio allora la mia ricerca. Scopro subito che il nome della marca, con accenti e trattini, crea qualche problema di reperimento, ma con due query arrivo al sito ufficiale. Sito in flash completamente irreperibile dai motori di ricerca e non visibile con l'i-phone, ma è una marca di abbigliamento... diciamo che ci può stare.

Curioso un po' nel sito, bella però questa marca! Quasi, quasi, appena scopro dove la vendono vado a farci un salto assieme alla mia amica e già che ci sono lo dico anche ad altre 2 amiche che apprezzano questo stile - e siamo a 4 persone potenzialmente interessate, attenzione!

Continuo a navigare e cerco una sezione Rivenditori che non trovo. Provo allora con la sezione Corporate, niente neppure lì. Faccio un ultimo tentativo con Contacts dove trovo solo i contatti della sede centrale e nessun indirizzo email. Comincio a pensare che forse vogliono rimanere un marchio di nicchia.

Ritorno su Google e trovo numerosi forum in cui donne colpite da questo marchio - che a quanto apprendo nella stagione 2007 ha organizzato un'ampia campagna pubblicitaria con una nota soubrette come testimonial, il che significa che forse l'ipotesi del mercato di nicchia non regge - cercano disperatamente notizie su dove poterne acquistare i capi. Quindi oltre a me e alle mie 3 amiche siamo in tante a cercare un negozio che venda questo marchio.

Scopro poi una pagina su Facebook che mi fa esclamare: "Ok, forse ritengono i social network più utili del sito web, io sfrutterei entrambi, visto che ci sono, ma può essere una scelta". Ci clicco su e invece scopro che si tratta di un altro marchio, sempre di abbigliamento, ma che non c’entra proprio nulla con quello che cerco.

Frugando nel web trovo allora delle testimonianze di persone che più volte hanno tentato di mettersi in contatto con l'azienda, via mail e telefono, per ottenere informazioni sui rivenditori e non sono mai riuscite a ottenere una risposta.

E il numero delle persone interessate si allarga, le opportunità di vendita per il marchio pure, ma le conversioni in acquisto no! Come si fa a perdere una tale occasione? Ma soprattutto come si fa ad investire in campagne pubblicitarie molto costose per poi non farsi trovare dai consumatori?

Stremata e amareggiata da questa ricerca ho ripensato al perché la mia amica si fosse rivolta a me dicendomi "Tu che sei così tecnologica…", per forza, nemmeno la più geek delle girl può riuscire nella ricerca di contenuti che non sono pubblicati!

P.S. Navigando ho anche scoperto che è online la versione inglese del vecchio sito web con le foto della campagna pubblicitaria e con il vecchio logo dell'azienda. Se non avessi riconosciuto la soubrette avrei detto che si trattava di un marchio omonimo!

mercoledì 3 febbraio 2010

Lezione di comunicazione al semaforo

Questa mattina ero ferma al semaforo pedonale in attesa del verde e ho assistito ad una splendida lezione di comunicazione.

Figlia e mamma, quest'ultima di circa 70 anni, mi si affiancano chiacchierando amabilmente, io sono lì a qualche centimetro e ascolto quello che dicono. Non lo faccio apposta, direi che a così breve distanza è inevitabile.

Capisco che la figlia deve declinare un invito, o comunque deve comunicare qualcosa di poco gradevole a qualcuno e allora la mamma scatta con il consiglio:

"beh, non devi dirglielo proprio così! Digli che è interessante, che lo trovi un bel progetto, ma che ora non è il momento, insomma daghe un poco de lustro!"

E come si può dar torto a questa donnina? In fondo lo si sa che si possono dire le stesse cose con parole diverse ed essere molto più efficaci, oltre, in questo caso, ad essere molto più diplomatici.

domenica 31 gennaio 2010

La forza della passione

Ho trovato questa TED su Internazionale e non sono riuscita a staccarmene fino alla fine, poi ho ricominciato dall'inizio.

L'argomento senza dubbio stimola l'interesse, ma non è nemmeno un argomento facile di cui parlare e non era scontato realizzare un intervento che rapisse l'attenzione e tenesse vivo l'interesse.

Misha Glenny c'è riuscito molto bene. Quello che mi piace di lui è la sua passione che traspare da ogni parola, da ogni gesto, da ogni pausa. L'accento chiaro, le parole scandite, il ritmo della conversazione, i momenti divertenti disseminati con maestria per rendere ancora più efficace la comprensione e il ricordo sono davvero una lezione di comunicazione efficace e fatta con cura.

E non dimentichiamo le slide: chiare, semplici, poco testo, molto immagini, graficamente appetibili. Un esempio da studiare.

mercoledì 29 luglio 2009

Suoni fatti a macchina

Spesso il suono delle parole suggerisce immagini, significati, personaggi. Perché i gemelli portano dei martelli? Potrei dire che i martelli simboleggiano una certa aggressività infantile, e sarebbe anche vero: di fatto, i martelli mi si sono presentati al seguito della parola gemelli per ragioni di rima. Anche in questo caso, prima è stato il suono, poi il significato.

Questa una parte del commento di Gianni Rodari che precede "Marco e Mirko contro la banda del borotalco" una delle bellissime Novelle fatte a macchina. Appena ho letto queste righe ho sentito la voglia di condividerle per la loro semplicità e il loro significato.

Il suono delle parole è per me qualcosa di magico. Un semplice suono può modificare la predisposizione di un lettore o di un ascoltatore nei confronti di chi lo scrive o emette. La musicalità e la sciolevolezza delle parole spesso facilitano il rapporto con un altra persona, altre volte lo complicano. Ecco che allora scegliere ogni suono e ogni parola con cura diventa importante e strategico per comunicare nel modo giusto.

lunedì 27 luglio 2009

Cara Sarah, addio!

Vanity Fair ha chiesto ai suoi editor di leggere e rivedere il discorso di commiato della Palin. Ne è uscito un quadretto ben colorato di rosso, verde e blu. Non un buon segno direi.

A voi la sentenza.


domenica 12 luglio 2009

Per tutti i neo-crusc, me compresa!


Grazie ad un weekend malaticcio (come si può stare male a luglio, mi domando!) mi sono dedicata alla lettura.

Su suo suggerimento, e non poteva essere altrimenti, mi sono immersa tutta d'un fiato in Val più la pratica di Andrea De Benedetti, sottotitolo: piccola grammatica immorale della lingua italiana.

Posto che, anch'io come scrive all'inizio del libro De Benedetti, ho sempre avuto un debole per la grammatica:
Ditemi pure che sono strano, ma a me da piccolo la grammatica piaceva da morire. Mi piaceva scrivere paginate di coniugazioni verbali, dissezionare nomi e aggettivi al microscopio estraendone radici e desinenze, classificare le parole in articoli, avverbi, e congiunzioni, come altri bambini più sani di me facevano con le farfalle o i fossili.

ho trovato il libro veramente molto scorrevole e ben fatto. Si affrontano la maggior parte delle questioni grammaticali più dibattute: il che polivalente, "lui" e "lei" utilizzati come soggetto, le dislocazioni, gli anacoluti, la scomparsa del congiuntivo, con un piglio simpatico e lievemente irriverente che non ci si aspetta da uno "del mestiere".

Il punto da cui nasce l'idea di De Benedetti di scrivere questo libro è quello di dimostrare ai puristi della lingua, i neo-crusc come li chiama in maniera affettuosa, che forse la nostra lingua italiana non è definitivamente allo sfascio, ma che, essendo una lingua viva, sta semplicemente evolvendo verso nuove forme.

Non nascondo che fra la
[...] legione di insegnanti, vetero puristi e neo-cruscanti impegnati a vario titolo in battaglie quotidiane contro i tanti subdoli nemici che metterebbero a repentaglio la lingua di Dante...
mi ci ritrovavo anch'io, stanca della sciatteria del linguaggio scritto e parlato che esce dai nostri media. Ma leggendo il libro di De Benedetti mi sono resa conto che alcune cose sono a tal punto entrate a far parte della nostra lingua che se dovessi fare proprio la purista probabilmente parlerei, e scriverei, una lingua difficilmente comprensibile e allora sarebbe addirittura peggio!

lunedì 8 giugno 2009

La cura del cliente

L'altro giorno mi sono iscritta ad istockphoto.com e ho acquistato alcune foto. Ero di fretta e ho constatato che il meccanismo di iscrizione, acquisto dei crediti e download delle foto si è adeguato perfettamente alle mie esigenze: in meno di 5 minuti avevo le foto sul mio desktop.

Sempre presa dalla fretta non ho fatto molto caso a questo particolare. Fino a sta mattina, quando trovo nella mia casella di posta una email di Andrea Santini, responsabile comunicazione iStockphoto Italia (proprio dal suo account personale) che mi dà il benvenuto e mi illustra con semplicità e precisione, caratteristiche rare da ritrovare in comunicazioni "d'ufficio", tutte le funzionalità del sito.

Poi per curiosità ho cercato Andrea Santini su internet (ebbene sì, l'ho gogglato) e ho scoperto che ha un account su twitter in cui settimanalmente mette a disposizione gratuitamente foto, immagini e video presenti sul sito.

Tempo di fare questa ricerca e mi arriva via mail la richiesta di amicizia su Facebook da parte di iStockphoto.

Tutta questa attenzione mi disorienta...
Dal punto di vista dell'azienda procedura ineceppepibile, se ogni cliente viene trattato così credo che ci sia una persona che non fa altro dal mattino alla sera, dal punto di vista del cliente un minimo di apprensione questa attenzione la suscita.

sabato 6 giugno 2009

Articoliamo

Gli articoli e le preposizioni articolate sono una risorsa di cui potete anche fare a meno. Questo sì, questo no; evangelicamente. L’unico consiglio: provate ogni tanto a ripetere a memoria tutte le preposizioni semplici da articolare.
Altrimenti rischiate la sindrome di Biancaneve: non ci si ricorda mai di uno dei sette nani e di una delle preposizioni semplici. Sì. Ma quale? Quale?

Ancora una volta ho ceduto al fascino di farmi portare nel mondo della grammatica e della lingua italiana dai Glossorami della Treccani. Ormai sono diventati un'abitudine per testare la mia preparazione e per leggere con gusto leggere spiegazioni di grammatica simpatiche e divertenti.

Il tema dell'ultima prova erano gli articoli determinativi, queste piccole paroline che usiamo prima dei nomi nelle nostre frasi. Molto spesso li usiamo senza accorgercene, ci viene automatico, come istintiva la scelta fra il determinativo e l'indeterminativo, che però ogni tanto richiederebbe un po' più d'attenzione.

Lascio a voi il dolce piacere di immergervi nella prova e di testare l'articolazione della vostra lingua. Divertitevi a leggere, partendo dal titolo: Interessa l'articolo?

martedì 19 maggio 2009

Comunicare con coerenza

Da anni mi sento ripetere che la comunicazione ha bisogno di continuità, di coordinazione, di coerenza, di crescere nel tempo con gradualità per non disorientare il pubblico e per non rischiare di buttare all’aria il lavoro già fatto.

Poi mi ritrovo di fronte a questi due video e mi chiedo: ma che lo sappiano ancora solo in pochi?



lunedì 18 maggio 2009

L'effetto di una donna

Purtroppo l'ho scoperto solo ora, ma come si dice di solito, non è mai troppo tardi.



Oltre alla causa, della quale parlerò in qualche altro post, vorrei farvi notare la cura nel comunicare questo argomento. La forza delle sole parole che appaiono inseguendosi in una danza fatta di dimensioni, colori e spostamenti nello spazio. Il ritmo di una musica che va in crescendo. La semplicità di un linguaggio che incanta e rapisce.

giovedì 14 maggio 2009

eccoci qua! cascati come pere cotte.

Il 29 marzo 2009 muore il noto compositore francese Maurice Jarre, padre di Jean-Michel Jarre ed autore di storiche colonne sonore. Subito i media sono a caccia di informazioni sul personaggio e Shane Fitzgerald, 22 anni, irlandese, decide di provarci, a scherzare con l'informazione.

«Potrei dire che la mia stessa vita sia stata una lunga colonna sonora. La musica è stata la mia vita, la musica mi ha dato da vivere, ed è grazie alla musica che verrò ricordato quando lascerò questa vita. Quando morirò ci sarà un valzer che suonerà nella mia testa, e soltanto io lo potrò ascoltare».

Scrive il goliardico ragazzo su Wikipedia e sta a guardare. In men che non si dica la citazione si diffonde su blog, siti web, fino ad arrivare ai grandi dell'editoria: Guardian, London Independent, BBC Music Magazine, giornali australiani ed indiani ed altri ancora.

Nessuno ovviamente cita la fonte da cui trae questa frase senza dubbio poetica, né tantomeno si preoccupa di verificarne l'autenticità. Probabilmente non saremo qui a parlarne se Shane non fosse uscito allo scoperto scrivendo una mail ai principali giornali burlati. Lo stupore del ragazzo è pari a quello dei beffati, non si aspettava di certo che il suo scherzo avesse un palcoscenico così ampio.

Io rimango a guardare. A guardare come i giornalisti continuano a scagliarsi contro Wikipedia e alla sua imprecisa e non affidabile informazione, mentre nel frattempo ne traggono frasi a piene mani senza citarne la fonte (che poi in questo caso sarebbe stato un vantaggio per loro).

Wikipedia però le esplicita le sue imprecisioni e le sue inaffidabilità. I giornali solitamente, no.

domenica 10 maggio 2009

Questione di purismo

Ammetto di essere una purista. Ammetto pure di essere molto intransigente su alcune faccende, al punto da diventare estremista. Ma questo mi sembra decisamente troppo.


Sito tematico della Commissione Europea dedicato all’agricoltura biologica. Leggo nel menu a destra: MESSAGGI CHIAVE E SLOGANS… ho avuto un sussulto.

Il buon De Mauro me lo conferma, se mai la mia intransigenza si fosse acuita fin troppo, slogan è invariabile, ovverosia non cambia forma al plurale. E allora, miei cari redattori del sito tematico della Commissione Europea, perché scrivere sloganS? Che oltre ad essere scorretto è pure brutto?

Che sia una svista da un copia incolla dalla versione inglese?

venerdì 8 maggio 2009

Oroscopomania

Ebbene sì, non volevo crederci, ma alla fine non posso negarlo a me stessa, prorpio non ce la faccio... ho una passione smodata e viscerale per l'oroscopo di Internazionale!

Non riesco a passare un venerdì mattina senza aprire firefox, cercarlo fra i miei segnalibri e poi immergermi con gusto nella sua lettura. E' un'operazione che mi rallegra anche nelle giornate buie e che mi rasserena quando, come al solito, sto rincorrendo qualcosa nella frenesia del lavoro.

Con l'astrologia non c'entra nulla, ma ritrovarsi a leggere parole scritte con tanta cura, tanto amore e concetti stimolanti per chi le legge condensati in poche righe è davvero una dolce oasi di piacere in cui rifugiarsi per terminare una concitata settimana.

Grazie, mio caro Rob Brezsny!

mercoledì 11 marzo 2009

Le parole della radio

Io amo la radio, la ascolto per ore ed ore quando posso, mi piace avere la possibilità di ascoltare qualcuno che mi parla di cose nuove e allo stesso tempo poter svolgere qualche piccola attività.

Adoro i programmi culturali e di intrattenimento in cui si parla di musica, di cinema di letteratura e seguo con attenzione i programmi di approfondimento e i TGR.

Notavo come non avendo il supporto delle immagini le parole della radio sono più precise, più ricche e scelte con cura rispetto a quelle, per esempio, utilizzate in televisione. I radio giornali, nello specifico, condensano in pochi minuti molte informazioni, ma il risultato non è mai caotico.

Le notizie vengono date seguendo un preciso schema logico, il gergo cambia a seconda dell'argomento e, invece di essere piatto e sempre uguale come quello televisivo, si arricchisce di volta in volta di sfumature e di toni in sintonia con gli aggiornamenti da comunicare.

Una lingua, quella della radio, che sembra ormai essere d'altri tempi e che rischia di essere travolta da cambiamenti e modalità che non la riguardano. Speriamo che abbia la forza e la costanza di mantenersi integra perché il suo valore è davvero apprezzabile.

domenica 8 marzo 2009

La snellezza tutta inglese

In questi giorni mi è capitato di dover tradurre dei testi tecnici dall'italiano all'inglese. Era un po' che non mi dedicavo alla traduzione ed è stato come al solito un'attività stimolante.

La cosa che maggiormente mi piace della traduzione è il trovare il significato di una frase, il rivoltarla completamente dal punto di vista linguistico grammaticale e tradurla. Mi piace fare tutto ciò con il dizionario dei sinonimi e dei contrari alla mano e con tanta fantasia in mente.

Constatavo come l'inglese è così preciso pur essendo generico. E' molto meno ricco di sinonimi e verrebbe da dire di sfumature, eppure ogni parola inserita nel giusto contesto acquisisce il giusto significato e il giusto peso. Mentre l'italiano a volte, soprattutto nelle scritture aziendali, è ampolloso, ridondante e pesante, l'inglese è sempre scorrevole e snello.

lunedì 2 marzo 2009

Jason sei un idiota!

Le aziende comunicano non solo attraverso i canali tradizionali quali il sito web, le brochure, i company profile, ma anche attraverso la voce e le parole dei propri dipendenti.

Non a caso la comunicazione interna ha un valore molto importante nella creazione dell’immagine aziendale. Un’importanza che forse Ryanair sottovaluta.

Qualche giorno fa un certo Jason Roe ha pubblicato sul proprio blog un post in cui mostrava come nell’operazione di booking il costo della transazione apparisse uguale a zero. La notizia si è diffusa velocemente in rete fino ad arrivare a Ryanair stessa.
Alcuni dipendenti hanno immediatamente ripreso lo sprovveduto blogger chiamandolo con un appellativo poco elegante e gli hanno spiegato , in maniera altrettanto poco elegante, che non si trattava di un bug e che la faccenda non stava esattamente come la descriveva lui.
Ecco il commento completo:

jason!
you’re an idiot and a liar!! fact is!
you’ve opened one session then another and requested a page meant for a different session, you are so stupid you don’t even know how you did it! you don’t get a free flight, there is no dynamic data to render which is prob why you got 0.00. what self respecting developer uses a crappy CMS such as word press anyway AND puts they’re mobile ph number online, i suppose even a prank call is better than nothing on a lonely sat evening!!


Gli indirizzi IP dei commentatori sono stati verificati dal sito web Travolution e effettivamente provenivano dal quartier generale di Ryanair di Dublino.

Anche se tale verifica non fosse stata fatta, la nota ufficiale di Ryanair avrebbe confermato il tono sempre poco elegante utilizzato dai propri dipendenti:

Ryanair conferma che un membro del suo staff è stato coinvolto in una discussione su un blog. La politica di Ryanair è di non perdere tempo ed energie nella corrispondenza con i blogger idioti e Ryanair può confermare che questo non avverrà più. I blogger lunatici possono tenersi la blogosfera tutta per loro mentre i nostri impiegati sono impegnati ad abbattere i costi per i viaggi aerei.

Ryanair non ha sicuramente come obiettivo fornire un servizio elegante, ma credo che i suoi clienti sarebbero maggiormente soddisfatti da una comunicazione quantomeno civile.

giovedì 26 febbraio 2009

Basta una parola

Si sa che anche una virgola può stravolgere il senso di una frase, figuriamoci una parola.

Ma quando quella parola è grazie, per favore o prego, beh, la differenza coinvolge non solo il senso della frase, ma anche il suo tono.

Ricordo che una delle frasi che più mi veniva ripetuta in una delle mie prime esperienze all’estero era “Remember please” a sottolineare come una piccola parola potesse rendere le mie richieste più gentili e di conseguenza più facilmente soddisfatte.
Questo remember please dovrebbe essere stampato nella mente di qualsiasi persona a ricordare come una piccola parola può modificare il modo di approcciarsi agli altri e negli altri la disposizione a recepire le nostre richieste.

Nella vita privata come in quella professionale le parole andrebbero scelte con cura, se pensare agli altri e al modo in cui essere il più gentili possibili non risulta una pratica corrente, allora proviamo a vederla in chiave opportunistica. Pensiamo che usando alcuni piccoli accorgimenti le persone con cui interagiamo posso diventare più collaborative, più disposte a condividere con noi le informazioni e più motivate nello svolgere compiti che abbiamo chiesto loro.

Provare per credere.